di Antony Ingram - 20 febbraio 2020

Bmw M5 E39: l'ultima super berlina tradizionale

Quando la M5 E39 è arrivata sul mercato 21 anni fa, i suoi 400 Cv hanno ridefinito la super berlina. Tuttavia, come volevasi dimostrare, la grandezza non è solo un fattore di potenza

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Oggi nessuna super berlina che si rispetti viene deliberata se non è in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in poco più di tre secondi e mezzo. In configurazione originale potrebbe quindi tranquillamente infastidire una supercar degli anni ‘90. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, il peso di circa due tonnellate impone la trazione integrale per evitare pattinamenti degli pneumatici al minimo tocco dell’acceleratore da parte del conducente, oltre alla necessità di poter selezionare vari programmi di guida per renderla adatta ad ogni tipo di percorso da affrontare.

Le varie modalità per il drifting o le valvole allo scarico rappresentano poi più distrazioni che non elementi essenziali, e i veri brividi sono pochi quando non si può ignorare la propria sicurezza o la scelta di un percorso adatto. Le varie Tesla e Taycan offrono inevitabilmente più velocità e prestazioni rispetto a qualsiasi concorrente con motore a combustione interna, quindi non saranno certo le ultime edizioni di M5 ed E63 a cui gli appassionati si rivolgeranno in futuro per rivivere l’età d’oro delle super berline.

Più facilmente, cercheranno un modello della fine degli anni ‘90 o della prima decade del 2000, e questi acquirenti saranno inevitabilmente interessati all’ultima super berlina tradizionale: la Bmw M5 E39. Lanciata nel 1998, la E39 era di per sé un’evoluzione abbastanza significativa della collaudata formula M5 di Bmw, iniziata con la E28 del 1984 e proseguita con grande successo nel 1988 con l’arrivo della E34. Per l’E39, l’idea era più o meno la stessa: un atleta muscoloso in un abito raffinato fatto su misura, dove però il sei cilindri in linea lasciava il posto a un V8 tutto nuovo, realizzato completamente in alluminio e siglato S62.

Era il primo V8 montato su una Serie M, e la prima Bmw ad usare il doppio VANOS, che modificava la fasatura degli alberi a camme di aspirazione e di scarico e, come le sue progenitrici a sei cilindri, usava un corpo farfallato per ogni cilindro per dosare con precisione carburante e aria.

L’evoluzione tecnologica e l’aumento di 1,1 litri della cilindrata permettevano all’S62 di fornire una potenza superiore di 60 Cv rispetto all’E34 di 3,8 litri, per un totale di 400 Cv. Con una cilindrata di quasi cinque litri, tuttavia, il vantaggio principale era la coppia. Il picco di potenza arrivava 300 giri prima rispetto al “sei”, ma la coppia di 500 Nm del V8 rappresentava un miglioramento considerevole, oltre ad essere erogata quasi 1.000 giri prima rispetto ai 400 Nm della E34.

Il motore accusò però un aumento di peso complessivo di 70 kg, ma garantì comunque un tempo di accelerazione da 0 a 100 km/h di 5,3 secondi, mezzo secondo in meno rispetto al modello precedente. Sotto molti aspetti, però, l’E39 era molto evoluta, dal suo stile particolare dentro e fuori, all’uso di un cambio manuale a sei marce e al differenziale autobloccante meccanico. Come l’E34, impiegava l’avantreno MacPherson, ora con bracci di controllo in alluminio più leggeri, ma il retrotreno presentava uno schema multilink, che sostituiva la tradizionale disposizione dei bracci posteriori Bmw per consentire alla E39 di gestire meglio i maggior valori di potenza e coppia.

Lo sterzo ricorreva invece a un sistema a circolazione di sfere, dal momento che l’ingombro del V8 non consentiva di accogliere la scatola a pignone e cremagliera. Avevo 13 anni quando arrivò la M5 E39, sapevo sommariamente dell’esistenza decennale della M5 E34, ma ignoravo il suo impatto culturale nel settore automobilistico. Tuttavia, l’E39 mi ha conquistato sin dall’inizio, anche grazie all’immagine pubblicata da una rivista di uno scatto fatto dal finestrino in cui si vedeva l’asfalto scorrere sotto gli aghi arancioni di tachimetro e contagiri che indicavano numeri improbabilmente alti.

Ero già stato conquistato dal concetto di leggerezza di auto come Caterham ed Elise e divoravo tutto ciò che potevo sulle auto francesi, ma era l’M5 che aggiungeva il concetto di super berlina al mio lessico automobilistico. Oggi, finalmente riesco a provarne una.

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