di Andrea Bottini - 23 August 2020

La passione per le auto non si spegne mai

Negli Stati Uniti il virus continua a procurare danni gravissimi, ma non è ancora riuscito a spegnere la passione per le auto e il suo mondo. Il racconto di Andrea Bottini dalla nostra rubrica Made in USA.

Sveglia: ci si trascina dal letto alla scrivania – email, chiamate con 40 persone, la figlia che pittura il muro, poi ancora altre email... Pranzo: non c’e’ stato tempo di cucinare, si ascoltano le news, 6.000 casi di coronavirus al giorno, politici che litigano, spegni le news, poi si torna alla scrivania. Ancora telefonate, chi vuole accende la videocamera, perché “It’s nice to see faces” ed io che sfodero la polo che tengo vicino per queste evenienze. Intermezzo con lezioni di matematica e di disegno con la figlia: “Riesci a disegnare una 911? Ti faccio vedere”. Altre call/meeting/email. Arriva sera, stanco di essere in casa ancora una volta con le solite facce a cui voglio un mondo di bene, per carità, ma ho bisogno di staccare, di sfuggire in qualche modo alla solita routine. I lunedì sembrano mercoledì, ma tutto sommato sembrano anche domeniche.

E’ facile mischiare le giornate in tempi di “stay at home” a causa del coronavirus. Lo stress è canaglia, sale e cresce piano, giorno dopo giorno, ed è il risultato di tante piccole “rotture” giornaliere. Niente uscita al bar per vedere gli amici, impazziscono le notifiche delle chat di Whatsapp con le solite cazzate, ma non è certo la stessa cosa. Raduni e trackday annullati, nemmeno il kartodromo è aperto.

E allora? Allora via, si prendono le chiavi della macchina. Sono le 10 di sera, finalmente le strade della città da 7 milioni di abitanti sono ancora più vuote. Ci sarebbe la telefonata con la Cina delle 7 del mattino da preparare, ma le chiavi sono già in mano. Scarpe con la suola sottile per sentire bene i tre pedali, poi dritto in garage e vedere il giocattolo che ti aspetta, trascurato da tanto (troppo) tempo. Il solo toccare la maniglia ti fa sorridere. Il profumo degli interni, il sedile che ha la tua forma come il divano di Homer Simpson. Nirvana. Si gira la chiave, la pompa della benzina che fa il suo dovere insieme a candele, pistoni e tutto l’ambaradan, che lo abbiate davanti al vostro naso o dietro le orecchie.

Il mondo torna ad avere un senso. Fuori dal garage veloci, per non disturbare famiglia/vicini/ animali. E via nella sera. Le strade non sono un granché attorno a Houston, ma non importa. Anche la sola routine di controllare la temperatura del motore prima di superare i 3.000 giri aiuta a rilassare i muscoli della mente. A sorridere. Veloce stop a fare il pieno di Vpower, perché la benzina invecchia e nemmeno mi ricordo l’ultima volta che ho fatto il pieno. E poi costa poco. Insomma, scuse, che ci diciamo per onorare il sacro rituale del giretto. Trenta, forse quaranta chilometri. O forse cento? Sicuramente tante accelerazioni, qualche punta tacco giusto per non perdere l’abitudine e un bel traverso se la strada è libera.

Auto in garage, silenzio rotto soltanto dal tic-tac del metallo ancora caldo. Sotto le coperte, con i capelli ancora puzzolenti di Co2 e un ultimo pensiero: come si dice “hello” in Cinese? O “Sono le 10 di sera, finalmente le strade della città da 7 milioni di abitanti sono ancora più vuote” .

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