14 August 2020

Gordon Murray T.50: ha lei il miglior V12 aspirato di sempre?

Motore Cosworth da 3,9 litri e 12.100 giri/min, un peso di soli 957 kg, un’aerodinamica attiva e un telaio monoscocca in fibra di carbonio. Sono queste le carte in tavola della nuova hypercar da più di 2 milioni di sterline.

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Solo 100 fortunate persone, perché verrà prodotta in serie limitata, sborsando la “modica” cifra di più di 2 milioni di sterline, potranno possedere questo vero e proprio gioiello di tecnica ingegneristica ma la Murray T.50, la nuova hypercar del famosissimo ingegnere sudafricano Gordon Murray, papà di vetture immortali come McLaren F1 e Mercedes SLR, sta già facendo parlare moltissimo di se, un po' come fece nel lontano 1993 la McLaren F1, la prima vera hypercar moderna.

Motore con regimi da moto

La Gordon Murray Automotive ha in primis pensato al propulsore termico che, a sorpresa di molti di voi, non sarà ne una variante ibrida ne tanto meno una versione elettrica o elettrificata, bensì un bel motore termico vecchia scuola.

A spingere la nuova hypercar vi sarà un bel propulsore benzina V12 aspirato da 3.9 litri di origine Cosworth in grado di frullare nel vero senso della parola fino a quota 12.100 giri/min. Una vera e propria furia degli elementi che, montato longitudinalmente in posizione centrale e collegato alle sole ruote posteriori attraverso (anche qui ne godranno i puristi della guida) una trasmissione manuale a 6 marce fornita dalla XTac e un differenziale autobloccante, predilige un allungo infinito vecchio stile alla valanga di coppia dei motori moderni.

Peso da Lotus

Un’unità semplice e leggera (solo 178 kg) che, secondo i dati dichiarati dallo stesso Murray, sarà capace di erogare ben 663 CV a 11.500 giri e 467 Nm a 9.000 giri.

Un po’ pochini direte voi, beh forse si o forse no, tutto dipende da quale peso totale sono declinati a dover spingere. Ecco perché l’ingegnere sudafricano ha pensato bene di realizzare la nuova Murray T.50 con una carrozzeria e un telaio monoscocca in fibra di carbonio con sospensioni a doppio braccio trasversale (di tipo push rod) su entrambe gli assi costituite per lo più da componenti d'alluminio.

Aiutano a tagliare i pesi anche i freni in carboceramica e altri accorgimenti, come i pedali di freno e frizione in alluminio e di acceleratore in titanio. Una scelta che ha permesso di contenere al minimo le masse in gioco, facendo registrare un peso alla bilancia di appena 957 kg.

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Pedigree di razza

Come se non bastasse il motore adotta soluzioni tecniche e meccaniche a dir poco fuori dal comune. Giusto per citarne alcuni l’albero motore è stato montato ad appena 85 mm dal basamento, i materiali utilizzati sono alluminio per il basamento e titanio per le valvole e le bielle mentre lo stesso motore viene utilizzato anche con la funzione strutturale per garantire una altissima rigidità assieme a un risparmio di peso.

Le sospensioni hanno, infatti, bracci che sono collegati direttamente all'alloggiamento del cambio, così che questo possa direttamente gestire le forze in frenata, accelerazioni e laterali in curva.

A completare l’aspetto strutturale ci pensano poi 2 maglie trapezoidali montate direttamente sulla scatola del cambio che tengono a bada i movimenti laterali del robusto motore mentre boccole di snodo fissate sui supporti motore si occupano, infine, dei movimenti longitudinali.

Aerodinamica da F1

Lunga 438 cm e larga 185, la nuova hyercar adotta anche ruote forgiate da 19 e 20 pollici, freni in materiale composito (carboceramico) e campane dei freni in alluminio che aiutano a contenere i pesi della masse non sospese.

Ma ad essere straordinario è, infine, il comparto aerodinamico dove l’ingegnere sudafricano Gordon Murray ha pensato bene di riproporre oltre all'aerodinamica attiva anche una soluzione adottata in precedenza per la sua monoposto di Formula 1 Brabham BT46B del 1978 o per i veri intenditori la Fan Car.

Anche la nuova Murray T.50 potrà avvalersi di una raffinata aerodinamica in grado di assicurare un effetto suolo di riferimento.

Un risultato reso possibile grazie all’installazione di una ventola da 40 cm di diametro, montata al posteriore e alimentata da un impianto a 48 Volt e capace di regolare in maniera attiva il flusso d’aria sotto la scocca, generando una vera e propria depressione così da schiacciare l’auto al suolo e creare stabilità anche senza la presenza di generose appendici aerodinamiche.

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