a cura della redazione - 15 dicembre 2019

La Sportiva ideale

Dalle Alpine alle Lotus, passando per le Porsche e le TVR, sono tante le auto sportive che ci hanno entusiasmato, eppure non seguono tutte la stessa ricetta. Quindi quali sono esattamente gli ingredienti essenziali per realizzare un’auto sportiva perfetta? Sette giornalisti di evo spiegano ciò che cercano

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Stuart Gallagher

Le dimensioni. L’ingrediente fondamentale quando si tratta dell’auto sportiva perfetta. La potenza di un motore, l’equilibrio di un telaio, il feedback dello sterzo o la facilità con cui i freni si possono modulare sono importanti, ma sono tutti elementi ridondanti se passi il tuo tempo a cercare di mantenere l’auto entro i confini delle linee bianche di una strada.

Con l’impronta giusta, tutto quanto detto sopra va al suo posto: potenza sufficiente per far lavorare il telaio ma non sopraffarlo, precisione dello sterzo, sicurezza dei freni e cambio più preciso (sì, è un cambio manuale), insieme a un peso proporzionale a quanto elencato.

Le prestazioni non sono di primaria importanza, ma lo sono il coinvolgimento e il divertimento, perché una buona auto sportiva deve essere tanto coinvolgente e piacevole al 50% delle sue capacità quanto emozionante e gratificante al 100%. La migliore? Per me sono Alpine (A110), Lotus (Elise) e Porsche (Boxster/Cayman).

John Barker

Un’auto sportiva nasce per essere guidata, quindi si parla di connessione, carattere e ricompensa dinamica. Motore anteriore, trazione posteriore per una gestione semplice, un motore aspirato per avere un favorevole rapporto peso/potenza, il peso intorno ai 1.000 kg, sebbene sia sempre più difficile da ottenere ai giorni nostri.

Non spogliata però fino all’osso: deve essere comoda, ma non ha bisogno di tutti i comfort e le comodità moderne. L’aderenza (quindi le dimensioni degli pneumatici) deve essere rapportata alla coppia erogata dal motore, il cambio possibilmente manuale e il differenziale autobloccante.

È fondamentale avere un motore pieno di carattere, quindi un tre cilindri, un semplice sei o un V8, magari anche un favoloso quattro cilindri, in posizione arretrata e montato su una vettura di dimensioni modeste, non più grande di una Nissan 370Z.

Fondamentalmente, l’auto dovrebbe essere coinvolgente quando si va piano e quando si affronta una strada ricca di curve, e questo dipende dal fatto di avere controlli primari tattili e un motore dal carattere uditivo. Quando mi allontano dalla classica interpretazione di un’auto sportiva non devo però per forza pensare a una decappottabile.

Alcune auto sportive e leggere come la Caterham Seven hanno il tettuccio morbido perché un tetto fisso ha bisogno di porte adeguate, quindi difficili da progettare, costose e causa di maggiore peso.

È gradevole viaggiare a cielo aperto, ma un’auto con il tetto chiuso è più rigida, e questo è senza ombra di dubbio un vantaggio. Credo che le coupé siano anche più belle. Basti pensare a E-Type, F-Type, Daytona, GT6, DB5, Z4 M...

Richard Meden

Ci sono molte interpretazioni della ricetta dell’auto sportiva, ma a mio avviso poche centrano davvero il bersaglio. Penso che sia perché sono inglese e purista d’animo, ma anche perché nella mia esperienza le migliori sensazioni alla guida e il fascino più duraturo provengono da auto che possiedono una combinazione rara e molto particolare di qualità.

La mia auto sportiva perfetta è leggera e compatta; non più grande o più potente di quanto sia strettamente necessario. Deve essere a trazione posteriore, ma il motore può essere anteriore, schiacciato al centro o inclinato indietro. L’auto dovrebbe essere compatta, possibilmente aperta e con due posti. Preferibilmente anche accattivante nel look.

Ovviamente deve porre l’accento sulla finezza della guida, anche se in fondo dovrebbe premiare e conquistare anziché intimidire. Dovrebbe essere abile e comunicativa, con uno strato dopo l’altro che lasci percepire la strada attraverso il volante e il sedile. Insomma, deve saper trasformare ogni strada in una prova speciale, perché si tratta di un'auto completamente diversa da quelle che si guidano abitualmente, pur senza risultare eccessivamente impegnativa.

Qual è questa automobile? La Lotus Elise Mk1 , perché continuo a credere che non sarà superata. Potrei anche descrivere una serie di Caterham Seven, la Toyota MR2 di ultima generazione e qualsiasi evoluzione della Mazda MX-5. Una menzione d’onore spetta anche alle migliori TVR, la Griffith in particolare. Hanno tutte caratteri molto diversi, ma eccezionali a modo loro.

Il bello è che sono anche straordinariamente convenienti. In un mercato ossessionato dall’eccessiva potenza, dalle prestazioni inutilizzabili e dai prezzi impossibili, costituiscono un sano promemoria del fatto che, se realizzate in modo intelligente, ci sono poche cose migliori di un’auto sportiva ben fatta.

David Vivian

MX-5? No. E non è perché non sia abbastanza veloce. Questo è il grande mito. L’accelerazione mozzafiato ha la sua importanza, ma non necessariamente nel caso di un’auto sportiva. Per come la vedo io, un’enorme potenza può addirittura rappresentare una distrazione.

Detto questo, non voglio un’auto così facile e tollerante che non ti insegna nulla, ma neanche una che non ti lascia del tutto sicuro se commetti un errore. Ecco perché la MX-5 non è un’auto sportiva ideale per me. Ha tutti gli ingredienti giusti, ma è troppo bella, troppo ammortizzata e troppo lusinghiera. Divertimento? In parte sì, ma non basta.

La mia auto sportiva ideale ha riflessi più nitidi, una spavalderia che mi tiene in punta di piedi. E non mi dispiace. Voglio l’immediatezza e la connessione che mi dia l’onere di sistemare le cose anziché dover operare all'interno di una sorta di camicia di forza.

I punti di interazione, sterzo, cambio, frizione, freni, devono essere pieni di tattilità senza fronzoli ed essere armoniosamente ponderati, il sedile sagomato, imbottito e posizionato per fornire un ulteriore flusso di sensazioni. La Caterham Seven in pratica incorpora queste caratteristiche.

Henry Catchpole

Un’auto sportiva è il territorio in cui arrivano i tecnici e non gli uomini del marketing. La facilità di parcheggio non deve prevalere sul peso e sulla sensazione di sterzata in velocità. Lo spazio del bagagliaio ha un’importanza secondaria rispetto al posizionamento delle sospensioni.

Le dimensioni delle ruote sono determinate dalla guida e dalla maneggevolezza, non da un fattore estetico. Rumore, vibrazioni e durezza non sono considerati completamente inaccettabili. La massa e la sua gestione, sia in termini di quantità, sia di distribuzione, costituiranno quindi il fulcro delle decisioni. Ma un’auto sportiva non dovrebbe neanche essere schiava dei numeri.

Deve avere un’anima. E questo tratto quasi intangibile si materializzerà attraverso l’ingegneria piuttosto che non durante la progettazione. Potrebbe manifestarsi principalmente nel suono, nella maneggevolezza o nella velocità, oppure potrebbe prendere vita attraverso una miscela leggermente eterea, alchemica di molteplici caratteristiche fisiche disparate.

Comunque sia, tutto questo diventerà chiaro attraverso il brivido instillato nei passeggeri durante la guida.

Jethro Bovingdon

Definire l’auto sportiva perfetta potrebbe essere un compito piuttosto semplice: due sedili, due porte, peso contenuto, decappottabile, trazione posteriore, motore aspirato e cambio manuale. Ma per me non è mai stato così semplice.

Non si tratta di ingredienti definiti, ma del risultato finale. L’esperienza di guida è tutto. In un certo senso è fantastico, perché mentre una TVR Griffith si qualifica in questo senso, potrebbe essere lo stesso per una Nissan GT-R, una Bmw M3 o persino una Renault Clio Trophy. Non mi interessano il look, le ruote, se il motore abbia un turbo o due. Quello che cerco non è assolutamente facile da definire, ma si riduce a quel luogo magico in cui le esigenze del guidatore, la risposta del telaio e la capacità del gruppo propulsore si fondono.

Dove il comando e la reazione sembrano totalmente connessi. Le cose che rendono possibile questa definizione libera e densa includono la sensazione di sterzata, la risposta dell’acceleratore e l’equilibrio del telaio, ma anche in questo caso ogni grande vettura sportiva potrebbe avere ausili enormemente diversi per raggiungere l’obiettivo finale. Una Elise, ad esempio, ha una sensazione di sterzata meravigliosa, ma il suo equilibrio generalmente non offre la possibilità di regolazione che desidererei. Stranamente, qualcosa di più pesante, meno puro e più dipendente dalla tecnologia potrebbe batterla in questo senso.

Una Mitsubishi Evo, per esempio. Il punto cruciale è questo. La mia sportiva perfetta fa quello che voglio nel preciso momento in cui lo chiedo. Mi coinvolge intimamente nel modo in cui scorre lungo la strada o in pista attraverso acceleratore, sterzo e freni. Mi permette di guidarla al limite senza sorprese grazie al feedback chiaro. È nitida, precisa, tollerante al limite e preferibilmente ha un motore che gira a 9.000 giri. Una fornitura a vita di pneumatici gratuiti sarebbe poi un plus.

Adam Towler

Sarebbe facile scrivere un’intera tesi su ciò che rende grande un’auto sportiva, e non dubito che sia possibile quantificare infiniti valori numerici per illustrare una caratteristica assolutamente essenziale.

Ma oltre a ciò, penso che una grande auto sportiva debba farti desiderare di guidarla davvero. La cosa meravigliosa è che se ha quel talento, qualsiasi viaggio può significare una magnifica guida, o anche una vera avventura, per quanto banale o lenta.

E come tante proposizioni magiche, ciò che appare ingannevolmente semplice è in realtà diabolicamente complicato: una matrice mutante di rapporto potenza//peso, dimensioni complessive, risposta del motore, suono, posizione di guida, feedback di controllo e così via, intrecciati e quindi miscelati da brillanti tecnici che, fondamentalmente, sono autorizzati a mettere il proprio timbro personale sull’auto.

Le grandi macchine sono il risultato di persone fantastiche o grandi squadre: non sono una coincidenza.

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