di Antony Ingram
- 29 August 2020

Road Racers: si può darne una definizione?

Quali sono precisamente le caratteristiche di una road racer? Cerchiamo di identificare gli ingredienti chiave.

Esaminiamo le differenze tra due termini apparentemente simili– street racer e road racer. Il primo evoca l’immagine di compatte sportive parcheggiate fuori dai vari fast food, in genere frequentati da giovani alla ricerca di divertimento. Ma il secondo? La tua mente potrebbe forse tornare indietro a Moss e Jenkinson durante la Mille Miglia, oppure all’inconfondibile forma a cuneo di un’Alfa Romeo 33 in occasione della Targa Florio. Siamo molto più interessati alla seconda definizione, anche se è abbastanza sfumata. A prescindere da Le Mans, i tempi delle gloriose gare di durata svolte su strade normalmente aperte al pubblico sono finiti. Sono rimaste pochissime gare su strada, ad eccezione di quelle motociclistiche. Ma le cosiddette road racer esistono ancora, eccome se esistono.

Come si fa però a definirle? Non è facile perché il campo d’azione è molto vasto. Secondo Adam Towler, una vera road racer dovrebbe sentirsi a proprio agio tanto tra le case e i semafori, quanto sulla griglia di partenza di Donington. Poi, una volta finita la gara, dovrebbe anche consentirti di tornare comodamente a casa. Proprio per questa ragione, l’omologazione è indispensabile per legittimare una road racer. Il Gruppo A ha dato vita ad auto straordinarie, ma il Gruppo B rappresenta forse l’espressione più pura di questa formula, perché le auto di questa categoria rappresentano comunque l’essenza dei modelli stradali pensati per le corse. Metro 6R4, Ford RS200 e Lancia 037 in versione stradale sono infatti auto brutali non sempre molto ben fatte e rifinite, che fanno davvero poco per nascondere la loro vera indole corsaiola.

Ad ogni modo, non tutte le auto stradali omologate per correre appartengono alla famiglia delle road racer: la Bmw 320si ne è un esempio. Le mutevoli regole del mondo delle corse hanno deliberato incredibili auto con forme apparentemente simili a quelli delle auto stradali di derivazione. La Classe GT1 rappresenta l’esempio più calzante a cui si sono rifatti alcuni costruttori; in modo più rigoroso Mercedes-Benz e Porsche, un po’ meno invece Toyota e Nissan. La Toyota GT-One potrebbe essere infatti considerata l’ultima road racer, ma ne sono state realizzate soltanto due, entrambe di proprietà di Toyota, quindi Mercedes CLK GTR e Porsche 911 GT1, costruite in numeri a 2 cifre, rappresentano in qualche maniera modelli più reali e accessibili.

McLaren ha invece realizzato la F1 GTR, una macchina da gara che in alcuni casi è stata convertita in stradale quando il modello da competizione non era più competitivo. È interessante anche la storia della Dauer 962, per un motivo esattamente opposto: Dauer Racing ha infatti preso una Porsche 962 Gruppo C per adattarla all’uso stradale, una scelta che ha poi consentito a Porsche di omologare la Dauer per correre nel Campionato GT nel 1993. Quindi, sia la Dauer 962, sia la F1 GTR sono road racers nel senso stretto del termine: indimenticabili auto targate nate dalle vittorie a Le Mans.

Nel caso di Porsche, la classificazione di road racer è però più ampia, basti pensare a 959, 924 Carrera GTS oppure Carrera 2.7 RS, mentre, al di fuori del concetto di auto da omologare per le gare, la Casa tedesca ha creato prodotti di più ampi volumi seguendo questa filosofia. Basti pensare alla GT3 RS a partire dalla serie 996, ma anche alle versioni precedenti, per non parlare della recente e “cattivissima” GT2 RS, modelli che si differenziano da quelli di serie non solo per l’estetica, ma anche per molte componenti meccaniche ispirate al mondo delle corse.

Alla stessa stregua, ciò che ha distinto la Mercedes-AMG GT R Pro durante l’eCoty 2019 è stata la sua parentela con la vettura che corre in classe GT3 – la sua trasformazione da affascinante granturismo a macchina da gara è più profonda di qualsiasi auto attualmente in commercio. Ma un’auto non deve necessariamente essere stata progettata per correre o per andare forte in pista per meritare l’appellativo di road racer. Basta infatti guidare una Caterham Seven con tanto di sedile a guscio e cinture di sicurezza a 5 punti per rendersene conto.

Lo stesso potrebbe valere anche per una Elise, anche se il concetto viene esaltato dalle versioni più estreme: la prima generazione della Exige (che era poco più di una Elise Motorsport con due posti e il tetto rigido), la scheletrica 340R, oltre alla 2-Eleven e alla 3-Eleven. Comunque sia, non basta spogliare un’auto di tutti gli elementi relativi al comfort per renderla a tutti gli effetti una road racer.

Eliminare il tetto, talvolta anche il parabrezza, funziona in alcuni casi, ma non in tutti: va bene per esempio per la Renault Sport Spider, che oltre a essere un’auto da corsa, ha lanciato piloti della categoria turismo come Plato e Priaulx, ma non certo per la Morgan 3 Wheeler, che rappresenta un gioco più che un’auto da corsa, così come l’eliminazione del tettuccio nel caso di alcune recenti supercar è assolutamente fuori strada rispetto al concetto di road racer. La Bentley Bacalar invece è una road racer tanto quanto una Citroën Mehari. Non basta quindi neanche creare qualcosa di poco pratico e usare un nome iconico per realizzare una road racer.

Nel caso si trattasse invece di una versione particolare basata su un modello esistente, bisogna comunque realizzare un’auto particolare, qualcosa in cui ogni guida si trasforma in un evento. Proprio la carta che Renault ha giocato con la Mégane R26.R, con la sua gabbia di protezione, i sedili a guscio, le cinture di sicurezza racing e i finestrini alleggeriti, particolari che ti colpiscono ancora prima di scoprire le eccellenti qualità dinamiche dell’auto. Volkswagen ha invece centrato l’obiettivo con la Golf GTI Clubsport S, ma ha clamorosamente fallito con la normale Golf GTI TCR. Stesso discorso per le prime due generazioni della Mini Cooper Works GP, ma anche la terza, con i suoi parafanghi allargati e le prestazioni da Bmw M dovrebbe avere tutte le carte in regola.

La maggior parte di questo tipo di auto ha comunque inevitabilmente a che fare con una miglior messa a punto e lo stato dell’arte dell’ingegneria. Le recenti McLaren della serie Longtail dimostrano proprio questo, prendendo alcune delle migliori auto in produzione, ma eliminando quel piccolo gradiente di imprecisione nelle loro risposte. Honda ha seguito questa strada con le prime Type R, Civic, Integra e NSX grazie ai loro motori costruiti a mano, all’ossessivo risparmio del peso (includendo addirittura tappetini più sottili e vetri più leggeri) e alle scocche più rigide. La NSX-R ha inaugurato la categoria, mentre Honda ha dimostrato il valore della Integra in gara nella categoria Gruppo N, oltre che stabilendo una serie di record su diverse piste in Inghilterra. L’ultima Civic R invece, pur essendo un’auto assolutamente eccezionale, ha perso un po’ di vista l’obiettivo iniziale. Insomma, la categoria delle road racers non può proprio essere definita in modo preciso. Potrete riconoscere una road racer vedendola, o meglio ancora, guidandola. Ma è abbastanza improbabile trovarla parcheggiata fuori da McDonald il venerdì notte.

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