Radical Rapture: la prova in pista e su strada

Abbiamo provato la Radical Rapture all'autodromo di Bedford e in strada. Le nostre impressioni di guida.

Radical Rapture: in pista

L’Autodromo di Bedford era grigio e chiassoso, con la temperatura ambiente appena sopra lo zero e la superficie della pista umida e fredda. Durante il primo giro, un impulso esplorativo e ragionevolmente progressivo dell’acceleratore nel bel mezzo di una curva stretta si è risolto in una rotazione di 90 gradi dell’auto ancor prima di poter apprezzare il suo peso a secco di 765 kg. Mi rendevo conto che oggi sarebbe stato un vero e proprio successo già solo tenere dritto questo “aggeggio” e girare con almeno una parvenza di convinzione e competenza professionale, e più tardi, su strada, l’obiettivo prioritario sarebbe stato di non dover raccogliere pezzi di carrozzeria giallo brillante in corrispondenza di una delle siepi del Bedfordshire.

Questa è una Radical dallo stile tradizionale che offre anche il riscaldamento, un sedile imbottito, ed è omologata per poter essere regolarmente targata nei mercati europei. La Rapture conserva il telaio space-frame come marchio di fabbrica dell’azienda, con cellula di sicurezza e struttura di crash conformi alle norme FIA, a cui è imbullonato il già citato propulsore Ford, rielaborato da Radical Performance Engines con un nuovo turbo e un diverso sistema di aspirazione per sviluppare quei 365 Cv di potenza e 490 Nm di coppia. La potenza viene inviata alle ruote posteriori tramite un cambio a sei marce con paddles al volante e un differenziale a slittamento limitato con sistema di rilevamento della coppia Quaife ATB, prima di arrivare a terra attraverso un set di pneumatici semi-slick Yokohama Advan A052.

1/5

Le sospensioni sono a bracci trasversali di lunghezza diversa con ammortizzatori regolabili Nitron. E’ tutto molto regolabile e personalizzabile, anche se oggi lasceremo l’auto nella configurazione essenzialmente ottimizzata per la strada. Salire a bordo è molto simile a quello che ti aspetteresti: una sorta di salto per consentire ai piedi di appoggiarsi sul sedile, pronti per poi scivolare dentro. Il volante si stacca, ma non è necessario rimuoverlo per entrare, anche se è un po ‘più facile se lo fai. Una volta al sicuro all’interno della Rapture, la vista è aliena, ma è comunque comoda e confortevole.

Tutte le informazioni necessarie sono presentate su un display centrale, con diverse schermate che offrono una serie di informazioni e di modi per visualizzarle. Sotto ci sono più interruttori, poi un grande pulsante rosso con la scritta “Start”, e in basso un vano che sembra un efficace cannone per sparare uno smartphone a poppa a velocità balistica durante le forti accelerazioni. Un piccolo interruttore a levetta sul volante rivestito in Alcantara offre le mappe dei motori Road, Sport e Race; partirò in Road, sapendo che i 365 cavalli completi sono previsti per le altre due impostazioni.

Quello che era sembrato essere un motore ostico, è in realtà molto più amichevole di quanto si potesse immaginare all’inizio e, nonostante le cose tendano ad accadere abbastanza velocemente alla guida della Rapture, tutto comincia ad avere un senso. Non passa molto tempo prima di selezionare la mappatura Track. La risposta dell’acceleratore è molto più nitida e si nota una brillante aggressività grazie al calcio istantaneo che fornisce. Come si poteva immaginare, lo sterzo è diretto: molto veloce, assolutamente stracolmo di feedback e non eccessivamente pesante; il più delle volte basta solo spingere abilmente la Rapture nella direzione desiderata. Per facilitare ulteriormente il cambio di direzione c’è il pedale del freno.

Nonostante le condizioni della pista, su cui non giravo davvero da un bel po’ di tempo, il controllo di alcuni dei dati che abbiamo registrato suggerisce che la Rapture sta girando in circa 1:16, il che la rende la macchina più veloce che abbiamo provato nell’attuale configurazione della pista. Per quanto improbabile possa sembrare, la Rapture è anche felice se si è avidi con il gas, e uscire dai tornanti con lo sterzo girato dalla parte opposta sembra del tutto istintivo.

Questa è la sorpresa più grande con la Rapture: una volta che hai imparato i suoi modi e ti sei reso conto della velocità delle tue reazioni, allora è una macchina davvero facile per quanto riguarda la sua maneggevolezza e il modo in cui è stata deliberata.

Lungi dall’essere una piccola e brutale auto da corsa omologata per circolare su strada, è qualcosa di veramente sfruttabile, che ti spinge a guidare meglio, ma che premia abbondantemente e non cerca di punire gli errori a ogni occasione.

Radical Rapture: su strada

Per essere un’auto capace di simili prestazioni, guidare lentamente la Rapture è un gioco da ragazzi; non è nemmeno particolarmente difficile partire una volta che si ha il pieno controllo della brusca frizione. La Rapture si riscatta però non appena si aumenta il ritmo, cosa che avverrà, quasi inevitabilmente, quando il turbocompressore inizierà ad alimentare il motore con aria fredda e ricca. Si tratta di prestazioni estreme per un’auto stradale, e lo 0-96 km/h viene infatti coperto dalla Rapture in 3,0 secondi, ma la sportiva inglese sembra ancora più veloce perché si è così esposti alle intemperie.

Il contenimento diventa ora una delle qualità più importanti. In realtà, anche se è un po’ troppo chiamare la Rapture “confortevole”, ci si abitua, stabilendosi in uno stato semi-ipnotico che è incoraggiato dalla costante furia dell’aria intorno alla testa. L’aerodinamica dell’auto protegge il guidatore dal fastidio dell’aria, ma i tappi per le orecchie potrebbero essere una buona idea per un viaggio più lungo – la stessa scelta che si potrebbe comunque fare in sella ad una moto.

Per essere di fatto un giocattolo, 128.000 euro rappresentano una somma non trascurabile. Si, Potresti trasportare alcune borse della spesa sulla Rapture, ma diciamocelo, non è proprio progettata per fare una cosa del genere. Monta le targhe e questo significa che ci si può divertire una domenica mattina, il che sembra pazzesco e quasi impossibile, ma il suo habitat naturale resta comunque sempre la pista. Proprio in quel contesto è più veloce di qualsiasi altra cosa che arriva anche a dieci volte il suo valore, e poi semplicemente tornare a casa, è qualcosa di molto speciale. Rende istantaneamente stranamente superflue la maggior parte delle supercar in un ambiente del genere, e la connessione pura e non filtrata tra il pilota e la macchina è assolutamente coinvolgente.

Con le sue doti aerodinamiche, la fantastica frenata (niente ABS, ma percepire l’insorgere del bloccaggio è facile, così come assolutamente apprezzabile è anche la risposta del pedale) e l’aderenza meccanica grezza del telaio, guidare la Rapture in pista è una rivelazione; che si possa anche guidare su strada, resta comunque un vantaggio enorme. Auto come la Radical Rapture sono il meglio dell’industria britannica delle auto sportive. Piccole, molto potenti e progettate per coinvolgere, sono davvero uniche nel loro genere, oggi più che mai. Che possano continuare a lungo.

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