Porsche 718 Spyder: il nostro test "notturno"

Le emozioni che si provano guidando a cielo aperto la Porsche 718 Spyder non sono circoscritte alla luce del giorno, come ci conferma un giro notturno attraverso il parco internazionale Dark Sky.

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Al parco Dark Sky

Se la solitudine è considerata un lusso in questo pianeta affollato, ora dovrei essere uno degli uomini più felici al mondo. Ci sono più di sei milioni di abitanti in Inghilterra e non ne ho ancora incontrato uno. Proprio la distanza da queste persone, oltre all’inquinamento luminoso generato dalle loro abitazioni, rende assolutamente incantevole il parco internazionale Dark Sky nel Northumberland.

La silenziosa notte è interrotta solo occasionalmente dal … Ting …prodotto dalle dilatazioni del metallo della meccanica della Spyder. Mi attraversa un brivido. É arrivato il momento in cui devo mettermi di nuovo in moto. Con la sua colorazione bianca, la 718 sembra quasi spettrale nel bel mezzo della foresta di Kielder Forest, ma si dimostra al tempo stesso anche amichevole. Infatti, mentre mi accomodo sul sedile a guscio, il senso di sicurezza di quest’auto è assolutamente rassicurante. Giro la chiave un paio di scatti e i quadranti gettano un po’ di luce nel buio, con una tonalità prevalentemente bianca, ma alternata al rosso che compare tra le otto e le nove dell’orologio dello Sport Chrono alla mia sinistra. Lo schermo principale è invece spento, dato che so esattamente dove andare e non desidero più luce artificiale del necessario.

Un ulteriore scatto della chiave dà vita al motore, con il sound del 4 litri che turba improvvisamente la quiete della notte. Ma, per quanto rumoroso sia, il 6 cilindri boxer che gira al minimo ha una tonalità melliflua che in realtà, più che rompere le quiete, la dissipa delicatamente. L’abbinamento tattile di questo suono può essere ricondotto al calore dell’Alcantara che si avverte appoggiando le mani sul volante e impugnando la leva del cambio per innestare la prima.

La partenza

Parto per dirigermi verso il confine della Scozia e, man mano che percorro chilometri, non riesco a immaginare un’auto migliore in compagnia della quale vorrei essere.. Come voi ben saprete, la 718 Cayman GT4 è stata incoronata evo Car of the Year nel 2019. Ma, per quanto meritevole fosse, credo che la sua sorella “scoperta”, la 718 Spyder appunto, sia ancora migliore. Mentre la precedente 981 GT4 aveva un telaio più sofisticato di quello della corrispondente Spyder, questa volta non si sono cercati compromessi a livello delle sospensioni anche nel caso della versione aperta. Il risultato è dato quindi dalle meravigliose qualità dinamiche delle Porsche del reparto GT, combinate con la possibilità di rimuovere il tetto, ascoltare ancora meglio il meraviglioso sound e di provare sensazioni ancora più intense rispetto appunto alla GT4.

Certo, in questo contesto, un ulteriore bonus è costituito dalla versione naturale del cielo stellato virtuale offerto come optional su alcune Rolls-Royce. E quando le nuvole oscurano questa visione celestiale, c’è ancora qualcosa di straordinario e unico, che è ascoltare l’urlo dei 420 Cv del sei cilindri boxer aspirato.

Con una serie infinita di alberi intorno, mi sembra di assistere ad un concerto intimo dal tavolino di un pub, mentre la luna piena evoca i posti a sedere più economici dello stadio. Certo, il paesaggio è in gran parte invisibile anche in una notte limpida come questa. Si può comunque avvertire la massa più scura delle colline o sentire l’aria un po’ più calda in corrispondenza del bosco, o anche spostare lo sguardo verso la lucente superficie di un laghetto, ma l'ampio fascio luminoso dei fari focalizza inevitabilmente la mia attenzione sulla visuale davanti a me.

Sei concentrato sul sottile corridoio di luci, ma i fari, per quanto efficaci, riescono a farti arrivare solo una piccola quantità di informazioni di ciò che incontrerai. Se durante il giorno si possono usare i pali della luce, oppure il bordo di un bosco, per definire l’andamento della strada, di notte bisogna fare molta più attenzione. Il punto di fuga è tutto. Quindi, mentre il buio di solito fa rallentare drasticamente l’andatura, talvolta aumenta anche la sensazione di velocità, quindi ogni km/h di velocità di giorno, diventa una frazione in più di notte.

Da bambino avevo molta paura del buio. Anche se l’altra persona in mia compagnia avesse a sua volta avuto paura del buio, la sua semplice presenza mi avrebbe comunque in qualche modo incoraggiato. Per quanto curioso possa sembrare, guidare la Spyder significa sempre non sentirsi soli tanto quest’auto è amichevole e comunicativa, al punto da essere più una compagna di viaggio che non un mezzo di trasporto.

Percorrendo una curva in salita che ho affrontato svariate volte nel corso degli anni, ho sentito immediatamente la coda perdere aderenza. Bassa temperatura, la superficie stradale di recente riasfaltata; qualunque sia il motivo, le ruote posteriori stanno percorrendo una traiettoria più larga rispetto a quelle anteriori. Questa situazione può diventare un problema al buio, perché bisognerebbe guardare in una direzione diversa da quella individuata dall’illuminazione dei fari. In altre parole, può essere quasi spaventoso. Non nel caso della Spyder.

Proprio come in una brillante giornata di mezza estate con il calore che lambisce le gomme e l'asfalto, questa vettura sembra volerti concedere un altro grande lusso: lo scandire del tempo. Non si avverte mai una sensazione di panico o la necessità di strappare il volante, perché tutto sembra avvenire in modo assolutamente dolce e progressivo, quasi come a rallentatore. Sembra tutto molto istintivo, come se si trattasse di una specie di estensione armoniosa dei propri movimenti. Ti ritrovi sempre con la perfetta quantità di controsterzo, che corrisponde un po' a quando hai l'esatta percezione di quanto profondamente respirare affrontando una corsa a piedi. Oppure una sensazione che si prova mentre si è stretti da una cintura a 5 punti che ti “inchioda” a un sedile così stretto da farti sentire in totale simbiosi con i movimenti di un telaio.

Una parte non trascurabile della progressività della Spyder deriva dagli pneumatici. É la prima volta che la guida con i Dunlop Sport Maxx Race 2 che sono di primo equipaggiamento in alternativa ai Michelin Cup 2, ma credo che in condizioni di bassa temperatura offrano meno aderenza rispetto alle gomme francesi, pur se, scivolando in modo molto dolce e progressivo, offrono comunque un ottimo senso di connessione con l’asfalto. Questo significa che sulla strada giusta si può guidare in modo molto coinvolgente la Spyder, facendola danzare da una curva all’altra.

Sfruttando gli appoggi decisi e solidi, mantenendola in equilibrio, forzando l’inserimento con il piede sul freno e facendola poi scivolare gradualmente con il gas. Dopo un po’ ci si rende poi conto che la Spyder si comporta come una 911. Il modo con cui l’avantreno si inserisce in traiettoria è assolutamente straordinario, ma è una bella sensazione anche sentire le ruote anteriori che iniziano a scivolare, sapendo che basta alleggerire un attimo il gas e poi accelerare con più decisione per sentire la coda che allarga gradualmente. Non si ha però la sensazione di precarietà di una vettura con motore posteriore, dato che i trasferimenti di carico sono meno bruschi e di conseguenza l’auto risulta nel compleso più facile da gestire. Come ho detto, la Spyder è una buona compagna.

Ora stiamo attraversando la Scozia raggiungere un’altra strada molto familiare, o quantomeno familiare alla luce del giorno. Anche illuminata dalla brillante luce bianca dei fari a LED, la strada assume un nuovo carattere. Si riconoscono alcuni tratti del percorso, ma a volte solo all'ultimo istante. Le distanze tra una curva e l’altra sembrano stranamente diverse. I dossi e gli avvallamenti vengono poi amplificati dalle ombre generate dai fari. Talvolta un paio di occhi guarderanno verso l’alto, due minuscoli riflessi che sono parte integrante di un corpo non ben identificato. In altri momenti, come quando attraverso la cresta di un ponte, sembra esserci il vuoto sotto le sue travi inclinate. Di tanto in tanto il modo in cui la luce colpisce il bordo di una curva ti fa pensare che ci sia una macchina in arrivo, ma in realtà non c'è proprio nulla..

Questa situazione crea continue esitazioni e indecisioni. All’inizio tutto ciò è molto frustrante, anche se alla guida della Spyder questa condizione si può trasformare in una scusa per esercitarsi con il non velocissimo cambio a 6 marce. Poi gradualmente si ricomincia a leggere meglio la strada, riuscendo a capire la maniera con cui il fascio luminoso colpisce la strada, ringraziando le righe bianche sull’asfalto, almeno quando ci sono, e sfruttando i rifrangenti ai lati della carreggiata, oppure anche i cartelli stradali. Si costruisce quindi un quadro diverso ma affascinante con cui si può navigare di notte e mantenere un buon ritmo lungo una strada familiare.

Essere di nuovo vicino a Kielder di notte è un qualcosa che genera forti brividi lungo la mia spina dorsale indipendentemente dalla temperatura. Il motivo? Beh, nel 2007 questa famosa foresta è stata protagonista dei miei primi chilometri nel Campionato Inglese Rally, e quelle tappe rimangono una delle esperienze più terrificanti mai vissute alla guida di un’auto. Stavo partecipando al Pirelli Rally e, partendo tra gli ultimi a bordo di una Suzuki Swift poco diversa dal modello di serie, mi sono sentito come nel bel mezzo di un mare in tempesta mentre rimbalzavamo lungo le strade antincendio inesorabilmente rovinate e sconnesse. I profondi solchi scavati dalle auto a quattro ruote motrici ci facevano procedere alla stregua di una tavola da surf, con lo sterzo che sembrava assolutamente inconsistente. Il problema più grosso era che, se l'auto fosse uscita da quei solchi profondi come caverne, allora i cumuli di ghiaia avrebbero reso la guida simile a quella che si ha quando si affronta il ghiaccio. La superficie ondulata e irregolare ci avrebbe istantaneamente fatto scivolare verso i profondi fossi che costeggiano la foresta, e la modesta potenza della Suzuki avrebbe reso quasi impossibile non farci risucchiare dalle oscure profondità.

Le luci dell’auto erano abbastanza deboli, e quel poco di illuminazione che riuscivano a fornire sembrava essere immediatamente risucchiata dalla profondità della foresta. A peggiorare la situazione ci pensavano poi anche i flash dei fotografi che spuntavano sporadicamente dagli alberi. Non mi sono mai sentito così incapace di controllare un’auto come in quella notte. Un incidente non è mai sembrato più di un minuscolo momento. Nonostante tutto quello che avevo fatto fino a quel momento per raggiungere il mio obiettivo nel Campionato inglese rally, ho davvero pensato più volte di scendere dalla macchina e camminare nella foresta durante quella notte. Alla luce di quell’indimenticabile esperienza, anche oggi, nonostante l’asfalto umido ma non certo insidioso e ghiaioso come allora, e al volante di un'auto ben diversa dalla piccola Swift, mi sembra di vivere una piccola catarsi.

È assolutamente una bella esperienza la guida da un incubo a un sogno. Le ore e i chilometri passano rapidamente mentre sto esplorando in modo sempre più profondo l’auto e il paesaggio che la circonda. Il traffico è praticamente inesistente. Mi sento come se mi fossi intrufolato in… Beh, stavo per dire in una scuola, ma ad essere onesti praticamente lo stesso potrebbe valere per qualsiasi negozio, ufficio o edificio dopo che tutti sono andati a casa a dormire. Sembra un grande parco giochi, ma non c'è nessuna recinzione da scavalcare o un addetto alla sicurezza da evitare.

IL FINALE

Alla fine esco dalla foresta e raggiungo un piccolo paese, con gli edifici che si rannicchiano insieme nell'oscurità. Mi assicuro che lo scarico sia nella sulla sua impostazione più tranquilla in modo da potermi comunque godere il suono cupo ai bessi regimi di rotazione del motore. Incontro un paio di lampioni ed è strano guidare in una situazione di brillantezza dopo il buio pesto della campagna. Anche al di fuori di questa illuminazione artificiale, è stupefacente quanta luce sia riflessa da pareti, finestre e qualsiasi altra cosa artificiale. Una luce si scorge dietro le tende di una casa. Qualcuno che si è svegliato presto per il primo turno di lavoro? Un bambino che ha bisogno di attenzione? Forse solo una vescica in sofferenza. Improvvisamente mi sembra strano sapere che ci sia qualche altro essere umano in piedi a quest'ora, per quanto tutto ciò è più che altro desolante.. Incontro una rotonda vuota: che tentazione... Poi devo fermarmi in corrispondenza di alcuni semafori temporizzati.

Lo Start/Stop entra in azione e, mentre aspetto in silenzio che scatti il verde, ripenso ancora una volta al fantastico firmamento. Orion è ancora lì, a caccia della sua preda. Da qualche parte ci deve poi essere uno scorpione che lo insegue. Il semaforo diventa verde, ma non c'è nessuno dietro pronto a suonare, quindi rubo ancora qualche secondo per fissare le stelle dalla Spyder. Se si cerca un'avventura, non c'è comunque bisogno di andare all'estero, o anche che lontano da casa. Non serve nemmeno una 718 Spyder. La notte è disponibile gratuitamente per tutti. E vale assolutamente la pena di esplorarla.

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