di Tommaso Ferrari - 21 febbraio 2019

Una 356 B da corsa molto vissuta... all'apparenza

Porsche ci apre le porte di un nuovo mondo del restauro, dove le imperfezioni e i segni del tempo sono esaltati con affetto
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Alcuni collezionisti inorridiscono o hanno attacchi di cuore quando minacciosi granelli di polvere svolazzano contro le lucide carrozzerie delle loro amate, altri invece non sono collezionisti ma semplici accumulatori, ad altri invece – e pare che questa sia una categoria fresca di nascita – piace che le linee delle loro classiche raccontino una storia e rappresentino le vicissitudini che l’auto ha passato. E’ il caso di Stephan Rohleder e della sua Porsche 356 B, che appena arrivata in California è stata la prima di una lunga serie di vetture che hanno subito la cosiddetta ‘Patina Restoration’. In cosa consiste? Fondamentalmente questa ‘patina’ sta nel non restaurare perfettamente una vettura, mantenendo le piccole cicatrici, imperfezioni o difetti che carrozzeria, interni etc. hanno accumulato negli anni, a testimonianza dell’età dell’auto. L'idea è simile ad un restauro conservativo ma qui il concetto è leggermente diverso: non solo si lasciano a vista i segni del tempo e delle intemperie, ma si cerca di esaltarli per dare più carattere e fascino alla vettura.
Nel caso della 356 ad esempio la verniciatura avorio sbiadita non è stata quasi toccata (sono stati risolti solo un paio di punti ruggine) e la vecchia Porsche ha guadagnato usurate strisce da corsa, lacci in pelle e numeri da gara da veterana delle competizioni, un’idea perfettamente plausibile con i piccoli segni e graffi sulla carrozzeria. Tutto il resto è stato migliorato: sottopelle il cambio è stato ricondizionato, il motore rinnovato, l’impianto elettrico ora è a 12 Volt, i freni sono a disco e le sospensioni Bilstein; persino i cerchi sembrano vecchi cerchi in ferro ma invece sono della Tecnomagnesio, ricoperti di ‘patina’ ovviamente. Il proprietario afferma che la piccola 356 fa sorridere chiunque la veda passare per strada e gli crediamo, ma soprattutto conferma di essere il primo a divertirsi un mondo al volante di questa apparentemente (e in fondo un po’ è vero) vissuta 356 B.
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