di Jethro Bovingdon
- 26 August 2020

Ma quanto è bella la nuova Stratos!

Difficile immaginare un progetto che incarni meglio lo spirito della Stratos. Si tratta infatti di un’auto che evoca immediatamente un’icona intoccabile, miscelando in modo assolutamente equilibrato il mondo analogico con quello digitale per realizzare qualcosa di spettacolare, soddisfacendo la sete della clientela più facoltosa alla ricerca di qualcosa fatto proprio su misura.

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MAT STRATOS

Si tratta in parte di una Ferrari intrisa della più evocativa tradizione dei carrozzieri italiani, ma con un retrogusto di una storia fatta di strade piene di curve, dossi e sterrati affrontati in pieno controsterzo, insomma, una supercar che ha tutte le caratteristiche di un’icona senza tempo. Pensate alla Lancia Hyena oppure all’Alfa SZ, ma con un sangue Ferrari che scorre nelle sue vene. Quindi cos’è esattamente la MAT Stratos? Beh, in estrema sintesi si tratta di una realizzazione della Manifattura Automobili Torino basata sulla Ferrari F430 o sulla 430 Scuderia, con il passo accorciato, un telaio completamente nuovo e che costa circa 500.000 euro, più l’auto donatrice.

Ricordiamo che una buona F430 con il cambio F1 oggi si può trovare a circa 80.000 euro, le rare manuali superano i 100.000 euro, mentre per una Scuderia si devono sborsare intorno ai 200.000 euro (prezzi pre Covid-19). Fortunatamente MAT è comunque in grado di convertire la trasmissione F1 in manuale dell’auto donatrice. MAT dichiara per la Stratos un peso a secco di 1.247 kg (quindi 11 kg meno della Scuderia, oppure a scelta 102 kg in meno rispetto alla F430 normale) grazie alle dimensioni inferiori e alla scocca in fibra di carbonio, mentre la nuova gestione elettronica del motore, associata allo scarico Larini in titanio, innalza la potenza del 4,3 litri con albero motore piatto fino a quota 540 Cv, ovvero 30 Cv in più rispetto alla indimenticabile 430 Scuderia.

Questa storia è un po’ più lunga del solito, ma vale la pena di raccontarla per comprendere il valore di questo prodotto, che non è certo un insieme di pezzi messi insieme da un gruppo di persone inesperte.

L'INIZIO DELLA STORIA

Anche se tutto ha inizio dalla passione di un adolescente degli anni ’90 e dal progetto di uno studente di design una decina di anni dopo … Questo giovane si chiama Chris Hrabalek, un ragazzo molto appassionato della campionessa dei rally a motore centrale grazie a suo padre, proprietario e collezionista di Lancia Stratos originali. Hrabalek, tra l’altro, scoprì che Lancia aveva lasciato scadere i diritti per l’utilizzo del nome Stratos.

Circa dieci anni dopo, uno studente del Royal College of Art, decise che il suo progetto finale sarebbe stato una Stratos del ventunesimo secolo. La storia avrebbe potuto finire dopo alcuni schizzi, disegni al CAD e forse un disegno in scala, ma Hrabalek mostrò la sua incredibile tenacia realizzando il suo sogno con un modello in scala reale. Quindi il concept Fenomenon Stratos fu svelato al Salone di Ginevra del 2005.

Non stupisce più di tanto che questo progetto venne molto apprezzato, al punto che uno di coloro che investirono nel progetto, un tedesco che si chiamava Michael Stoschek, decise di andare oltre, trasformando questa show car in un’auto stradale da realizzare in 25 esemplari. Basata sulla 430 Scuderia e re ingegnerizzata dal reparto progetti speciali di Pininfarina; così la nuova Stratos nacque nel 2010. L’accoglienza della stampa fu travolgente, mentre Luca di Montezemolo guidò quest’auto sulla pista di Fiorano e si dimostrò entusiasta del progetto. Però subito dopo si rifiutò di fornire i componenti meccanici necessari per realizzare altri esemplari.

LA NUOVA STRATOS

Eppure eccola qui, una delle prime auto destinate alla clientela di una piccola produzione concepita per far rinascere questa indimenticabile icona. Ad ogni modo è da tempo che le F430 e 430 Scuderia sono uscite dai cancelli di Maranello, quindi Ferrari non può certo controllare cosa succede nel caso di auto di dieci e più anni fa.

Il progetto ha preso vita grazie a Paolo Garella, che era a capo del reparto progetti speciali di Pininfarina quando la nuova Stratos fu sviluppata per la prima volta e che ha visto in quest’auto una grande opportunità. Garella poi lasciò Pininfarina per realizzare con Jim Glickenhaus la SCG 003 stradale e da gara. Poi Garella riprese in mano il progetto Stratos. Contattò Stoschek per ipotizzare un piano di produzione, fondò la MAT, e ora stanno finalmente iniziando a consegnare le 25 auto promesse nel 2010.

Dio mio, ma quanto è bella la nuova Stratos! Compatta, larga e caratterizzata da dettagli affilati e da un aspetto drammatico che non nascono solo da esigenze funzionali o aerodinamiche, è semplicemente “cattiva”. Sfrutta senza dubbio la magia della vecchia Stratos, ma riesce a colpire anche chi non sa nulla dell’auto originale. Non certo come possono fare una Lamborghini arancione o una sfacciata Pagani;

la Stratos è sicuramente meno appariscente, ma trasuda un non indifferente senso di grinta e brutalità.

Mi piace il fatto che sembra larga quanto è lunga, che potrebbe anche quasi passare inosservata e che si tratta, tutto sommato, di una macchina usabile e progettata per le strade reali. Anche se la Stratos è realizzata in Italia e deriva da una Ferrari, potrei immaginarla una vettura simile a una 911 modificata da Singer, o forse anche un’alternativa alla GT3 Touring.

PRIME IMPRESSIONI

La porta si rivela leggera come una piuma all’apertura, e il finestrino sembra voler pizzicare il tetto alla sua chiusura, proprio come nel caso dell’auto originale. Esattamente come nel caso dell’auto degli anni ’70, l’accesso all’abitacolo non è certo agevole e bisogna far scivolare il fondoschiena sul sedile a guscio in fibra di carbonio. La paratia posteriore è così vicina che sembra di avere il V8 immediatamente dietro le spalle.

Non si tratta di un’auto claustrofobica, ma la Stratos appare cattiva e coinvolgente ancor prima di girare la chiave di avviamento e premere il tasto Start. MAT ha ridotto di 201 mm il passo rispetto alla F430 e la lunghezza di 4.181 mm non è tanto diversa da quella di una Toyota GT86, misurando 338 mm in meno di lunghezza rispetto alla nuova 911. Dentro la nuova Stratos è assolutamente spoglia, basilare e forse anche un po’ deludente.

Apprezzo il pavimento non rivestito, la massiccia presenza della fibra di carbonio, oltre alla gabbia di protezione. Sono tutti elementi che sottolineano l’origine corsaiola delle Stratos. Ma il volante, i comandi dell’impianto di climatizzazione e gli strumenti ripresi direttamente dalla F430 sono deludenti. L’abitacolo sembra datato, poco affascinante e la qualità complessiva non è certo all’altezza del prezzo di quest’auto. Speriamo che i prossimi esemplari siano realizzati con più cura, e che per ora ci si sia concentrati più che altro sull’esperienza di guida. Il V8 di 4,3 litri sembra in macchina con te. Inizia con un ululato rauco e sottile, e l’auto vibra e si scuote al minimo regolato abbastanza alto. E’ un sound sbarazzino e frizzante piuttosto che raffinato e profondo, ma c’è un’energia irrequieta che pervade ogni fibra della Stratos, e che inconsciamente sembra prepararti a un’esperienza di guida frenetica e iper-concentrata.

Una cosa è certa: non sali sulla Stratos e ti senti immediatamente rilassato. Sembra però di poter quasi toccare tutte le ruote con la mano dal posto di guida, ma questo non allevia la sensazione intimidatoria iniziale. Insomma, anche questo è perfettamente in stile Stratos.

ALLA GUIDA

I primi chilometri sono quindi abbastanza inquietanti. E’ un po’ come visitare un luogo che prima conoscevi molto bene ma che ora si è trasformato con nuovi edifici e strade diverse: sicuramente familiare, ma al tempo stesso anche piuttosto disorientante.

Lo sterzo assomiglia a quello della F430 come calibrazione e feedback, ma l’auto reagisce più rapidamente. E’ come se avesse perso di colpo 250 kg di peso e aggiunto una non indifferente rigidità. Tutte le imperfezioni sono state eliminate – chi avrebbe mai pensato che la F430 potesse avere in tale margine di miglioramento? – e sostituite dalla precisione di un rasoio. Ciò che colpisce di più è che, a differenza di alcune moderne Ferrari, la strabiliante agilità sembra intrinseca piuttosto che indotta da rapporti di sterzo resi assolutamente diretti in modo piuttosto artificiale. Il passo corto potrebbe trasformarsi in un problema in altre circostanze, ma in questo momento lo adoro.

La cosa più bella della nuova Stratos è di sentirsi estremamente leggera e rigida senza mai sconfinare nel nervosismo. E’ un’auto che può essere guidata in modo molto fluido. Ciò non significa però che si tratti di una macchina rilassante, perché la sua guida è sempre piuttosto cruda ed estrema. I nuovi ammortizzatori Bilstein riducono sensibilmente il rollio rispetto alla F430, l’interno spogliato del superfluo riflette in modo nitido il lavoro delle sospensioni sullo sconnesso, mentre il sound persistente del motore e il cambio manuale a 6 marce affaticano il fisico nelle lunghe percorrenze.

In questo caso particolare, la F430 donatrice era equipaggiata con il cambio F1 e, se la conversione in manuale dovrebbe essere in teoria interessante, in realtà il contrasto della leva appare un po’ diverso rispetto a quello dell’auto originale appena uscita di fabbrica. Sulle strade della California assolate e rovinate dagli incendi il funzionamento del cambio è forse l’unico aspetto che pare non rendere il dovuto merito al lavoro di MAT e Pininfarina.

Ok, sono sempre poco convinto anche degli interni di quest’auto, ma adoro come la Stratos sia capace di esaltare le qualità della F430, rendendola più aggressiva e reattiva senza sconfinare nell’eccessivo nervosismo e nell’imprevedibilità. Non appena si iniziano a far seriamente lavorare gli pneumatici Cup 2, l’auto fa esattamente ciò che si desidera, al limite evidenziando un lieve sottosterzo ma rimanendo nel complesso sempre piuttosto neutra in percorrenza di curva. Mi piacerebbe potervi raccontare come questo motore selvaggio sia in grado di mettere in crisi le gomme posteriori per farti guidare in sovrasterzo la Stratos alla stregua dell’iconico mito dei rally. Purtroppo l’elettronica non è ancora perfettamente a punto e il manettino non riesce a selezionare le varie modalità di guida, impedendo di conseguenza di disattivare il controllo di trazione. Un’autentica frustrazione non poter esprimere tutte le qualità nascoste di un’auto che non sembra finita al 100 per 100.

CONCLUSIONI

Eppure, nonostante questi problemi, la Stratos è dannatamente seducente. Il suo V8 suona duro e minaccioso ai bassi regimi, ma ama anche girare in alto consentendo alla Stratos un ritmo spaventoso. Non c’è quella sensazione di onnipotenza in qualsiasi marcia e a qualsiasi andatura che caratterizza le nuove 911 o Aston Martin, oltre naturalmente alla Ferrari F8 Tributo, ma l’impegno indispensabile per ottenere tali prestazioni fa parte della personalità unica della Stratos.

E’ talvolta un’auto rigida e rumorosa, ma questo solo quando si desidera sfruttare tutto il suo grande potenziale. Per fortuna è così, perché se avesse tentato di eguagliare la F8, la Stratos sarebbe stata semplicemente schiacciata da quest’ultima. Ribatte comunque con un’eccellente agilità, un controllo cristallino e un motore ululante collegato in modo assolutamente diretto con il piede destro. Vale quindi davvero il prezzo richiesto? Bella domanda… In puri termini oggettivi, la Stratos è in svantaggio rispetto alle supercar offerte anche a prezzi sensibilmente inferiori.

Una 992 ha più grip e compostezza, una Vantage offre prestazioni più accessibili e una guida meno frenetica, mentre una McLaren 600LT assicura la stessa agilità garantita dalla costruzione leggera, ma con un campo d’azione più ampio. Se invece non puoi fare a meno di un grandioso motore aspirato, il V10 della R8 oppure della Huracán Evo appare ancora più speciale. A questo punto la risposta logica sarebbe una sola. Però certe cose non funzionano esattamente così.

Saranno realizzate da MAT solo 25 Stratos, e per i collezionisti stanchi delle solite McLaren a tiratura limitata, o delle Ferrari curate dal reparto Tailor Made, quest’auto ha un gusto e un fascino unici. Il legame con la Lancia Stratos originale potrebbe essere solo concettuale, invece, a sorpresa, le similitudini sono davvero tante. Piccola, relativamente leggera, affilata e pensata più per la strada che per la pista, la Stratos sembra fatta su misura per un certo tipo di cliente. Vorrei proprio essere uno di questi.

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