di Tommy Maino - 25 febbraio 2020

Lamborghini Aventador SVJ: finale a sorpresa!

A tavolino credevamo che l’ultima evoluzione della Aventador potesse solo avvicinarsi al record fatto registrare sulla “nostra” pista Tazio Nuvolari di Cervesina dalla più leggera e compatta Huracán Performante. Invece le cose sono andate diversamente….

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Ieri come oggi, l’aggiunta di una particolare lettera nel nome di alcuni sogni su quattro ruote, fa una grande differenza. Il segno a cui mi riferisco è la storica J (Jota), che negli Anni Sessanta indicava l’allegato del regolamento FIA nel quale si citavano tutte le regole per trasformare un’auto stradale in modello da competizione. Ora sono cambiate molte cose, le GT da corsa classe GT2 e GT3 spartiscono ben poco con i modelli omologati da cui dovrebbero derivare, men che meno la Aventador, che non gareggia affatto nel motorsport.

Ma rivedere la J insieme alla sigla SV (Super-Veloce) sul prodotto più performante della Casa, genera comunque grandi aspettative. Già da ferma, le forme rapiscono, e si meritano alla grande le tre nobili lettere.

Rispetto alla Aventador S l’aerodinamica è ben diversa, e non serve per fare scena davanti al bar… Lo splitter, il cofano anteriore e l’estrattore presentano un disegno diverso, così come buona parte della carrozzeria. L’imponente alettone posteriore include il sistema ALA (Aerodinamica Lamborghini Attiva) che ho già sperimentato più volte sulla Huracán Performante. Con piacere lo riassumo nuovamente con poche parole: una serie di condotti aspirano l’aria dalle fiancate e la convogliano dentro i piloni dell’alettone, il resto lo fa una valvola a comando elettronico che, a seconda delle situazioni, permette o meno il transito dell’aria. In rettilineo il flusso viene “sparato” nella parte inferiore del profilo per far stallare l’alettone. Mentre, per venire in aiuto della SVJ quando affronta la parte più “nervosa” della pista, il sistema può far stallare solo una parte del profilo alare, aiutandola così a curvare. Chapeau!

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Anche sottopelle le modifiche rispetto alla Aventador S sono corpose: pur mantenendo di base il medesimo sistema a quattro ruote motrici, le ruote posteriori sterzanti e non da ultimo il V12 aspirato, nella pratica garantiscono un risultato ben diverso. Partendo dal propulsore da 6,5 litri, gli ingegneri Lambo hanno sostituito le valvole con delle nuove in titanio, al pari degli scarichi, sempre realizzati con questo nobile materiale. Grazie anche ad altre numerose piccole finezze, il risultato è mostruoso: 770 cavalli a 8.500 giri e 720 Nm di coppia a 6.750.

Alla prova dei fatti, non mi ricordo un allungo così rabbioso al Nivola. In questo caso nulla può nemmeno la Huracán Performante, detentrice del record nel nostro elenco Hot Laps. Discorso simile anche in ogni ripartenza dove, complice anche la massiccia motricità fornita dal sistema Haldex di quarta generazione, l’SVJ mi incolla letteralmente al sedile. Anche il cambio ISR robotizzato a sette marce cerca di metterci del suo, supportando l’accelerazione con una buona puntualità e velocità di esecuzione. Purtroppo non posso dire lo stesso in scalata, in molti casi si dimostra troppo riflessivo prima di donarmi la marcia selezionata.

Tipico lo strattone tra un rapporto e l’altro, retaggio del passato, dove i robotizzati erano la soluzione per le super sportive. Detto ciò, vi confesso che non lo considero un grosso neo, anzi, può far parte di questa indimenticabile esperienza di guida. Chiudendo il capitolo cambio, alla fine lo promuovo. Anche solo per il fatto di essere in grado di gestire le “sberle” che i 720 Nm di coppia gli rifilano ogni volta che affondo il gas contro il tappetino! Ops, in realtà non c’è nessuna moquette sotto i piedi, per cercare di risparmiare più peso possibile. Anche il resto dell’abitacolo è scarno e “profuma” di racing. Bellissimi i pannelli delle portiere in fibra di carbonio, così come i gusci dei sedili. Questi ultimi hanno lo schienale fisso e sono super avvolgenti: ottimi per l’uso in pista ed in perfetta sintonia con lo stile della SVJ. Tornando per un attimo alla trazione integrale, la ritrovo ancor più efficace che sulla Aventador S: non conosce pattinamenti pur non tarpando le ali al divertimento.

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L’SVJ è “viva” ma, anche con l’elettronica completamente disattivata – al solito! –, risulta sempre sincera e, se vogliamo, facile. Va tremendamente forte, sbraita come nessun’altra, ma dopo pochi km ho già capito tutto di lei, e posso condurla senza tentennamenti sulle linee che voglio. Sicuramente anche la ciclopica gommatura Pirelli P Zero Trofeo R in mescola Lambo – 255/30 ZR20 92Y davanti e 355/25 ZR21 107Y dietro – è di aiuto. Con ogni probabilità, sono le migliori semislick del mercato: esenti dallo stress anche dopo svariati run, mi forniscono dei feedback eccellenti.

Sì, qui l’SVJ è senza ombra di dubbio, se vogliamo anche in maniera scontata, la miglior rappresentante della lunga stirpe dei V12 della Casa, e forse non solo dei dodici cilindri... Quest’ultima frase può sembrare la chiusura del test, ma in realtà ho ancora molto da dirvi. In particolare vorrei soffermarmi sulla scocca in carbonio, uno dei segreti di questa ricetta. È talmente tesa e “capace” da far sparire i 1.525 kg dichiarati a secco – che con ogni probabilità sono ben di più! – ed i quasi 5 metri di lunghezza.

L’SVJ si getta in curva con la stessa leggiadria della Performante ma, come ben sappiamo, con una riserva di potenza devastante non appena sfioro il gas. I cordoli vengono copiati con grande maestria e senza scomporre minimamente l’auto, grazie anche ad un set up ben studiato e sicuramente azzeccato. Se devo dirla tutta, avrei gradito un anteriore ancor più incisivo e resistente al sottosterzo ma, nel complesso, non posso lamentarmi. Come dicevo, l’SVJ è parecchio equilibrata ed intuitiva in tutte le situazioni. Lo sterzo è maturato, lo ritrovo più accurato e carico di informazioni. Forse, si poteva osare qualche cosa di più in termini di velocità. In questo caso il comando della Performante svetta ed incontra maggiormente i miei gusti. Apprezzo però il “peso” importante, che ben si sposa con il carattere virile dell’auto.

Alla voce freni la Lambo si affida, come da tradizione, alla Brembo. L’impianto è composto da quattro dischi carboceramici – davanti da 400 mm! – con pinze a 6 pistoncini all’anteriore e 4 al posteriore. Tutto considerato si merita dei buoni voti, ma non mi convince appieno. Nei primi giri mette in campo un bite ed una resistenza rassicuranti, e mi permette di staccare parecchio profondo. Dopo, accusa leggermente la fatica, allungando la corsa del pedale e perdendo qualche cosa in termini di performance. Non fraintendetemi, nulla di preoccupante, ma viste le velocità elargite dalla SVJ in ogni dove, lo preferirei più granitico.

Rileggendo quanto scritto, mi sono accorto che ho nominato alcune volte la Huracán Peformante, ma non a caso. Infatti, se pur diversa sotto tanti aspetti, è un riferimento sia per i prodotti della Casa che per il nostro database. Con lo sbalorditivo tempo di 1’.23”,16 è la primatista inavvicinabile, un miraggio per le varie Porsche GT e compagnia bella. Ma, dopo oggi, è meglio dire “era”… Infatti, stupendo tutti i tecnici presenti al test, l’SVJ è la nuova regina! Con violenza strappa un “crono” destinato a rimanere in vetta per parecchio tempo: 1’.23”,01.

Mai auto targata senza le slick aveva osato tanto al Tazio Nuvolari, per ritrovare prestazioni simili dobbiamo rivolgerci al mondo racing, con auto e piloti che non passano certo inosservati. Lasciando spazio alle confessioni, sono contento del risultato ottenuto, non solo per il tempo siglato, ma soprattutto per averla incoronata all’apice della sua evoluzione. Infatti, con ogni probabilità, l’SVJ sarà l’ultima della sua specie. Dal prossimo modello, il propulsore sarà ibrido, per poter rispettare le normative sempre più restrittive in materia di emissioni. Ma non disperiamo e godiamoci il V12 made in Sant’Agata con il suo sound “infernale”, almeno per ora, il futuro elettrico può ancora attendere.

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