25 gennaio 2018

La spaventosa Volkswagen Golf GTI W12-650

Con il W12 da 650 Cv dietro la schiena e la trazione posteriore, la Golf era tutto fuorché una Golf
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    Era il 2007, non poco ma nemmeno troppo tempo fa. Ma il mondo era ben diverso. Non si parlava ancora di downsizing, l'ibrido era in fasce, un SUV Lamborghini faceva ridere solo all'idea e certe follie erano benvenute, follie come la Volkswagen Golf GTI W12-650. Non si passò mai dal concept all'auto di serie, ma chi fu presente al Worthersee di quell'anno – fu costruita soprattutto per lasciare tutti a bocca aperta proprio in quell'occasione – se la ricorda bene.

    Come il nostro collega inglese Brett Fraser, che scriveva: "Il primo passaggio a favore di fotografo, nel tentativo di inscenare un traverso, finisce con un bel sottosterzo. Secondo passaggio, su il gas di un tot, coda che allarga leggermente. Terzo passaggio, via il gas di colpo, testacoda e grande nuvola di fumo. Quarto passaggio: più circospetto, perciò ancora sottosterzo. Quinto passaggio: più veloce, traverso sull'erba, scivolata fino ad un'altra sezione della pista. Risata nervosa"

    Il sogno di Lichte

    Ecco spiegato a cosa serve il set-up. Un concept è un concept, non un'auto pronta per essere venduta. Ciò significa che sospensioni, sterzo e motore sono stati installati alla buona per fare poco più che su e giù dallo stand di un salone dell'auto. Ciò nonostante, Marc Lichte, l'uomo responsabile del design, aveva giusto stretto la mano a Fraser per poi esplodere in una appassionata descrizione dei suoi particolari preferiti. Lichte desiderava sul serio che VW la producesse: "Sta a voi giornalisti spargere la voce, aiutarci a creare la domanda, per convincere il management. Sarebbe tutto sommato facile, perché i componenti sono tutti Volkswagen – motore Bentley e cambio Phaeton, freni dell'Audi RS4 davanti, freni della Gallardo dietro e la piattaforma è quella di una Golf" quasi supplicava Lichte, confidando anche nello stesso Ferdinand Piech, un fan di progetti come quello.

    Da una certa distanza, la W12-650 sembra giusto una Golf elaborata da un tuner. Ma se ci si sofferma sui dettagli, il grande lavoro che c'è dietro è evidente: a partire dai montanti posteriori "volanti" tanto cari a Lichte, con il tetto in carbonio che scende e i vetri posteriori che chiudono verso l'interno, così da inviare aria ai radiatori nascosti appena dietro e i montanti che salgono a formare uno spoiler. Due enormi ventole circondate da un mare di carbonio sfogano l'aria del W12, un motore compatto quando si trova nel vano di una Bentley o di una Phaeton, ma quando lo metti in una Golf servono altri 160 mm di larghezza per la carrozzeria. E con 650 Cv e 750 Nm, una carreggiata più larga fa solo bene.

    Ingestibile e irrealizzabile. Ma aveva anche dei difetti.

    Al volante, l'ambiente familiare della Golf 5 era quasi invariato, salvo per alcuni extra come i nuovi strumenti per turbo, temperatura dei gas di scarico, interruttori vari fra cui quello per l'impianto di estinzione; il cambio non era DSG ma il Tiptronic della Phaeton, l'unico all'epoca in grado di gestire quella coppia, comunque un po' in imbarazzo perché non tarato per la guida sportiva e quindi mai al passo col carattere del motore e del ritmo che ci si aspetterebbe di poter imbastire.

    Almeno nello scatto da fermo, il motore non impressionava: era imbrigliato in un 60% del suo potenziale nelle prime due marce. Ma all'infilare la terza, ecco l'inferno. Il contagiri zona rossa a 7500 giri e il motore era ben felice di schiantarvisi contro. La velocità massima era di 320 km/h circa, ma lo spazio che Fraser ha potuto sfruttare durante il test non gli consentiva di andare oltre i 230. Ciò nonostante, era ben difficile restare delusi, considerata la natura di show car e unico esemplare esistente; ma la mancanza di sviluppo si faceva sentire quando frenavi forte alla fine della pista dell'ex aeroporto militare nei pressi di Berlino teatro del test, con il posteriore che minacciava costantemente di ribellarsi.

    "Alla prima curva vera è chiaro che c'è ancora molto lavoro da fare. Durante l'inserimento, lo sterzo che prima risultava inerte guadagna un po' di peso e comincia a comunicare qualche informazione. Ma ciò che ti dice – ed è supportato dal feedback che avverti sotto i pantaloni – è che la coda ti gira intorno ad una velocità spaventosa. Alzare un po' il piede ristabilisce l'equilibrio. Ci riprovi. Di nuovo sovrasterzo immediato e posteriore molto poco progressivo. E al primo testacoda capisci che se aspetti che il posteriore parta, non sarai in grado di riprenderlo.

    "Devi continuare a provare per scovare la formula giusta. Lascia che il muso si infili in curva e, più che fare affidamento sullo sterzo, alza il piede dal gas di colpo e impegnati per ridare gas il prima possibile. Allora, una volta su dodici se sei fortunato, non ti girerai, non vedrai l'anteriore continuare per la sua strada e sarai in grado di mantenere un vistoso traverso di potenza a ruote fumanti".

    Purtroppo per Lichte, la Volkswagen Golf GTI W12-650 non venne mai prodotta e sarà ben difficile che Volkswagen decida mai di riprendere il discorso. A dirla tutta, Autoweek scriveva qualche tempo fa che Martin Winterkorn l'avrebbe anche voluta, per sottolineare l'intenzione di trasformare l'immagine conservativa del marchio; ma, coi tempi che corrono e con un dieselgate alle spalle (mica tanto), sembra davvero fantascienza.

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