di Fabio Suvero - 11 gennaio 2020

Mazda MX-5 RF: 30th Anniversary

La versione celebrativa dei 30 anni non altera la ricetta di una delle sportive più coinvolgenti del mercato

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FOTO di ALBERTO CERVETTI

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Pur non essendo un amante dei compleanni, ma ancora più in generale delle ricorrenze, devo ammettere che i 30 anni della Mazda MX-5 non mi lasciano indifferente, anzi. Prima di tutto per i ricordi di questa straordinaria roadster che mi ha colpito fin dalla prima volta che l’ho guidata all’inizio degli anni ‘90. Poi perché si tratta di una delle pochissime auto che è rimasta fedele alla sua ricetta iniziale: dimensioni compatte, trazione posteriore, motore aspirato e soprattutto peso contenuto intorno ai 1.000 kg.

È soprattutto quest’ultimo che mi sta particolarmente a cuore, perché ultimamente trovare una macchina che dopo tanti anni non sia “ingrassata” a dismisura è molto difficile, anzi, praticamente impossibile. Vogliamo parlare della Bmw Z4, tanto per citare la prima roadster che mi viene in mente? Ma la spider tedesca è in buona compagnia, dato che anche Mercedes SLK, piuttosto che non Audi TT hanno seguito più o meno la stessa strada.

Detto questo, la Casa giapponese ha festeggiato il suo trentesimo compleanno con una versione a tiratura limitata di 3.000 esemplari che è impossibile non riconoscere a colpo d’occhio, non fosse altro che per la tinta arancione associata ai cerchi specifici color antracite che lasciano intravvedere le pinze dei freni Brembo a 4 pistonici, anch’esse arancioni come alcune rifiniture dell’abitacolo. È offerta sia con il tetto in tela, sia in versione RF, quindi con il tettuccio in metallo ripiegabile, una soluzione la seconda che personalmente trovo un po’ in contrasto con l’essenzialità e la semplicità di questo modello, ma anche indiscutibilmente funzionale dal punto di vista pratico, senza peraltro portare svantaggi sul peso complessivo della vettura.

Apprezzo la RF proprio ora che sto viaggiando in autostrada per raggiungere il più velocemente possibile un tracciato adatto a gustarmi la guida di una delle mie auto preferite. Il suo tettuccio rigido in questo particolare frangente ha i suoi vantaggi, per carità, ma l’asfalto che scorre veloce sotto le ruote relativamente strette della spiderina giapponese si sente, eccome, così come il sound di un motore che gira sempre piuttosto in alto, soprattutto nell’era dei diesel, che ci hanno abituato a vedere l’ago del tachimetro sui 130 km/h e il contagiri intorno ai 2.000. Per fortuna che la MX-5 non si è imborghesita come tutte le sue rivali, e grazie a Dio ad ogni minima rotazione del volante a tre razze, che da qualche annetto si può regolare in tutte le direzioni, corrisponde un immediato cambio di direzione del muso.

Ma anche il meraviglioso “cambietto” corto è rimasto sempre lo stesso, con quegli innesti secchi e precisi che ti fanno venire voglia di scalare anche quando non serve, alla faccia dei puntualissimi doppia frizione, che saranno anche efficacissimi e velocissimi, ma li trovo anche abbastanza noiosi quando non sono impegnato a fare il mio best lap personale in pista. Già, perché spesso mi domando il senso di rincorrere record prestazionali in circuito da parte di auto che si usano il 90 per cento delle volte su strada, così come fatico a comprendere assetti duri come tavole che fanno saltare l’auto da una sconnessione all’altra delle sempre più disastrate strade italiane.

Sorridevo qualche mese fa osservando le foto di una MX-5 che “rollava” come una Dyane in pista, oggi su questa stradina tutta curve apprezzo invece questo assetto morbido, che però assorbe come se niente fosse tutte le buche e le ondulazioni di un tracciato che sembra fatto apposta per esaltare le qualità e l’assoluta purezza della roadster Mazda. Uno dei tanti aspetti che adoro di questa macchina è la sua capacità di coinvolgere senza raggiungere velocità insensate su strada, così come l’erogazione del suo 2 litri aspirato, che con l’upgrade da 184 Cv allunga che è un piacere fino a 7.000 giri abbondanti, accompagnato da una corposa spinta anche ai regimi appena superiori al minimo.

Certo, non bisogna mai dimenticare che le prestazioni della MX-5 sono esaltate dal peso contenuto, ma perché gli altri costruttori non capiscono che sia meglio limare peso piuttosto che non aumentare la potenza? La mia è chiaramente una domanda provocatoria, perché la risposta la conosco benissimo e si può sintetizzare nella parola costo: è infatti più conveniente far crescere la potenza, magari di uno dei sempre più diffusi motori turbo con la semplice rimappatura della centralina, che non usare materiali molto costosi per abbassare il peso. Un motivo in più per festeggiare in modo degno il trentesimo compleanno di questa mosca bianca circondata da giganti tanto potenti e veloci quanto poco coinvolgenti ad andature “umane”.

Ed ecco perché in un panorama di auto sempre più standardizzate e simili tra loro, la MX-5 resta sempre una scelta alternativa per chi, come me e come immagino molti di voi, ama la guida nel senso più puro del termine. Buon compleanno MX-5, grazie per averci regalato 30 anni di emozioni senza mai rinnegare i capisaldi che hanno decretato i tuoi continui successi.

Motore: 4 cilindri, 1.998 cc

Potenza: 184 Cv @ 7.000 giri

Coppia: 205 Nm @ 4.000 giri

Peso: 1.073 kg (5,8 kg/Cv)

0-100 km/h: 6,8 sec

Velocità massima: 220 km/h (dichiarato)

Prezzo: 36.750 euro

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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