di Davide Saporiti - 19 March 2018

Da oggi sono alfista

Una visita al nuovo Museo Alfa Romeo in compagnia di Lorenzo Ramaciotti, cicerone d’eccezione

Una visita al Museo Storico Alfa Romeo

prima pubblicazione: 19 ottobre 2015


Ramaciotti: "Vedi? In fondo la 33 Stradale è fatta con poco... È tutta forma. Salvo quelle presette d'aria laterali, non ha elementi che ne interrompano o complichino le linee".

"A me continua a non piacere la qualità di alcuni assemblaggi” dice qualcuno.

"In effetti, non è perfetta” replica, “ma dobbiamo considerare che queste auto erano spesso costruite in una notte per poter essere utilizzate il giorno dopo. Non si andava tanto per il sottile".

Lorenzo Ramaciotti è così. Un distinto professionista dall'aria pacifica, uno solo apparentemente formale perché, una volta ingranata la marcia della passione, diventa un fiume in piena di aneddoti che ti racconta con sincero desiderio di condividerli; lo immagineresti al volante di una berlinona aziendale, ma è quello che, fra le altre, ha disegnato la 4C, se l'è anche comprata e la guida spesso, orgoglioso che piaccia anche ai bambini, che la indicano stupefatti; fino a ieri era per me un nome qualunque, benché conoscessi, ovviamente, la sua storia professionale e il legame con Alfa e FCA in generale. Ma, fino a ieri, ero anche pressoché disinteressato ad approfondire la conoscenza di Alfa Romeo, come del resto tutto ció che è FCA, al di fuori di Ferrari. Perché ero un inguaribile esterofilo, uno di quelli che quando vedono le lampadine bruciate di una Bravo ti rifilano una filippica sulla inaffidabilità del manufatto nostrano.

Ramaciotti mi ha portato a spasso all'interno del "suo" museo e mi ha trasformato. Io che sono sempre stato un giappofilo, un inglesofilo, entro nel regno della FCA, con le nuove Renegade parcheggiate fuori... "Per me si va ne la città dolente"... Invece, più ci addentravamo nella struttura, che si sviluppa verso il basso, nelle viscere della terra, divisa in sezioni, i miei personali gironi dell'Inferno di Dante, più mi cambiava dentro, aprendomi gli occhi; il passato che diventa presente e poi di nuovo passato, dalle stradali alle vetture da corsa, una più bella dell'altra, una più sportiva dell'altra, soluzioni tecniche innovative, un background aeronautico impressionante; si comincia con la Alfa 15 HP e si finisce con la 156 DTM di Larini, passando per opere d'arte come la 6C Corsa Spider, la 2500 Villa d'Este, la 8C, la Giulia GTA (solo per citarne alcune), le Formula 1, un intero muro di vittorie e una sala dove riecheggiano i suoni dei motori vittoriosi e il tifo degli appassionati.

Avevo gli occhi bendati e le orecchie tappate.

Ma la colpa è dei miei 35 anni. La mia epoca, gli anni '80, non è stata certamente il periodo più florido per Alfa Romeo. Ne ho conosciuto la morte, non la vita. Ramaciotti mi racconta di quando hanno presentato la Giulia, solo pochi mesi fa: "non volevamo fregarci da soli nascondendola sotto un telo rivelandone le forme e non volevamo nemmeno fare la solita cosa noiosa della hostess che scopre la vettura; così l'abbiamo messa in una scatola, ma era talmente precisa nelle misure che avanzava un centimetro per parte... non vi dico il cinema nel metterla dentro. Ma che emozione quando è sbucata fuori...”.

Gli chiedo perché diavolo non vogliano farne una versione wagon, di questa Giulia. Sorride, chissà quante volte gliel'avranno chiesto (almeno tre solo questa sera). Mi risponde che il motivo risiede unicamente nell'insufficiente ritorno economico rispetto all'investimento: il mercato delle wagon è praticamente solo europeo, quando gli obiettivi di Alfa sono la riaffermazione in quello americano e cinese, dove le wagon sono inesistenti, schiacciate dall'enormità del fenomeno SUV e CUV (a proposito: ha anche rivelato che il SUV Alfa è già pronto; ma ci vorrà ancora un bel po' per vederlo).

Una scala mobile ci trasporta allo showroom, dove sono esposti gli attuali modelli Alfa Romeo. Ramaciotti si accomoda su una poltrona vicino alla Giulia 2015, vestita di bianco. Gli chiediamo i dettagli. Si copre il viso con una mano. "Voi non avete idea di cosa significa progettare una vettura". Risate. Ci rivela dettagli apparentemente poco significativi ma in realtà fondamentali, come la collocazione del radar del cruise control adattivo, o la forma dello spoilerino in carbonio, la cui scanalatura centrale non è un vezzo estetico, ma la necessaria luce per il terzo stop; i cerchi forgiati, disponibili nei due disegni che conosciamo, hanno una differenza, in termini di peso, di mezzo kg, ma gli ingegneri, così fissati su questa lieve differenza, non avevano considerato che i pannelli porta pesassero 18kg l'uno; perció, tutto da riprogettare.

Insomma: da poche decine di persone a decine di migliaia al lavoro su un progetto che deve piacere a milioni. Il simpatico sguardo di Ramaciotti ne ha viste di tutti i colori, ma, pur essendo reduce da una carriera impegnativa, non è stanco di raccontare l'automobile. Ci rivela che ci sono forme che rimangono indissolubilmente legate ad un determinato periodo storico e altre che non moriranno mai e che piacciono ancora oggi; la 33 Stradale è una di queste e la sua linea rivive nella 4C che piace anche a quei bambini che Ramaciotti ricorda con allegria. Siamo tutti bambini anche noi; la 4C, la nuova Giulia Quadrifoglio, la 33 Stradale e tutte le altre Alfa Romeo sono testimoni di un know-how, di una passione, di un'inventiva, di un intuito tutti italiani; la Velocità e la Bellezza sono le linee guida del Museo Alfa, ma, in realtà, anche della stessa passione che nutriamo nei confronti dei "giocattoli per adulti" che tanto amiamo guidare.

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