di Davide Saporiti - 31 ottobre 2017

Controllo qualità, anche Subaru sospende la produzione

Dopo Nissan, anche Subaru alle prese con un problema al controllo qualità: 255.000 vetture giapponesi da verificare
Mal di schiena a furia di inchini di scuse per i protagonisti dell'industria automobilistica giapponese: dopo Takata, Kobe e Nissan, ora inciampa anche Subaru: il problema sembra molto simile a quello dichiarato da Nissan, una falla nel controllo qualità, effettuato da operai non qualificati per tale mansione. Si parla già di 255.000 vetture (tutte vendute in Giappone) da verificare, per una spesa complessiva di 5 miliardi di yen (circa 40 milioni di Euro).

Il controllo qualità viene effettuato al termine dell'assemblaggio e prevede una serie di verifiche atte a confermare il corretto funzionamento della vettura in tutti i suoi aspetti. Si tratta di una procedura effettuata in tutto il mondo da tutti i costruttori automobilistici, con la differenza che in Giappone la legge prevede uno speciale certificato per ogni veicolo; tale certificato, indispensabile per l'omologazione, deve essere obbligatoriamente firmato da operai qualificati.

Per quanto sia corretto riportare questa curiosa e preoccupante decadenza della proverbiale precisione nipponica, va detto che, nel caso di Nissan e Subaru, non si tratta probabilmente di problematiche particolarmente gravi: "Questi controlli sono una formalità" scrive Hisao Inoue, un giornalista automobilistico giapponese di lungo corso, sul Gendai Business, "e non è sbagliato affermare che non servono competenze particolari". Tali ispezioni andrebbero infatti riviste, perché, puntualizzano anche altri esperti del settore, le normative appaiono spesso vaghe e imprecise. Senza contare che le automobili destinate all'estero non sono soggette alla medesima procedura.

Secondo Yoshio Tsukuda, fondatore della Tsukuda Mobility Research Institute, analista del mercato automobilistico, Nissan e Subaru rischiano la loro reputazione, ma non hanno messo in pericolo i loro clienti; secondo Tsukuda, il problema sta nel sempre più ristretto mercato interno (Nissan, ad esempio, vende il 90% della sua produzione all'estero...), un mercato sempre meno remunerativo che motiverebbe i costruttori a infrangere la legge. Rispettare le normative interne, insomma, prevede dei costi sempre meno "giustificabili".


(immagine: nella foto di Kimimasa Mayama, il CEO di Subaru Yasuyuki Yoshinaga si inchina per porgere le sue scuse)
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