di Davide Saporiti - 29 febbraio 2016

Bugatti Chiron, l'erede della Veyron da 1500 Cv

Millecinquecento cavalli. Tanti, ma il dato che fa sempre più effetto è l’accelerazione: perfino meno di 2,5”

Bugatti chiron, l'erede della veyron da 1500 cv

C’erano e ci saranno sempre automobili più veloci di Veyron e Chiron. Ma è facile farcire di cavalli un V8 quando non gli si chiede di reggere più di qualche migliaio di chilometri; la Bugatti Veyron era nata per essere un’automobile supersportiva utilizzabile quotidianamente, un mostro che il proprietario può guidare per raggiungere l’ufficio a 400 km/h godendo dello stesso comfort disponibile su un volo Emirates in prima classe. La Bugatti Chiron è nata per fare ancora meglio tutto ciò. E per ribadire le capacità dell’ingegneria automobilistica del Gruppo Volkswagen.

 

La sorpresa è relativa, dato che negli ultimi mesi abbiamo visto foto spy dei muletti e il concept Vision Gran Turismo che anche i monaci tibetani senza internet avevano capito avrebbe anticipato il 99% delle forme dell’esemplare di serie. Però parliamo pur sempre di una delle automobili sportive più attese in assoluto, l’erede della più incredibile auto di serie della storia. La Bugatti Chiron è più larga e alta della precedente Veyron ed è un tributo al design classico Bugatti, con il ferro di cavallo che torna, con la “C” che disegna le fiancate e addirittura gli interni e perfino con un tocco di Type 57SC Atlantic.

 

Il motore, il riconfermato W16 di 8.0 litri quadriturbo, eroga ora 1500 Cv e 1600 Nm di coppia (!!), questa, fra l’altro, disponibile già da 2000 giri/min. Rimane ovviamente anche la trazione integrale, con doppio differenziale e trasmissione a doppia frizione (la più grande e resistente frizione esistente per le automobili di serie) e sette rapporti. Bugatti ha ottenuto l’aumento di potenza principalmente attraverso un nuovo scarico in titanio (SEI volte più grosso di quello di un’auto di medie dimensioni) che riduce la contropressione e nuovi turbo che lavorano in sequenza: per limitare il lag, al di sotto dei 3800 giri lavorano solo due turbo, più piccoli; al di sopra, entrano in azione le altre due unità più grandi.

 

Oltre alla trazione integrale, per tenere a bada i bollenti spiriti della Chiron ci sono gli enormi pneumatici in misura 285/30 R20 e 355/25 R21 (e non sono pneumatici qualunque, in quanto ogni grammo di gomma a 400 km/h è esposto a una forza centrifuga di 3.800 kg...), nonché i potentissimi freni carboceramici, dal diametro di 20 mm più larghi dei precedenti e di 2 mm più stretti, il che permette una maggiore forza frenante unita a una migliore capacità di dissipazione del calore, anche grazie al carburo di silicio di cui sono fatti.

 

 

Velocissima, ma quanto esattamente?

 

La cosa curiosa è che, almeno per ora, Bugatti non si sbottona completamente: stando ai dati dichiarati, la Bugatti Chiron è leggermente più lenta come velocità di punta della Bugatti Veyron Super Sport (record per le auto di serie di 431 km/h stabilito nel 2010). In realtà è certamente più veloce, ma Volkswagen non vuole scoprire tutte le sue carte e rimane quel dato sussurrato all’orecchio di più di 460 km/h.

 

Oltre certe velocità, anche solo 10 km/h sono un’enormità e non si tratta solo di potenza pura: anche l’aerodinamica è fondamentale. Per questo, la Chiron è stata progettata per essere più aerodinamicamente efficiente e per dissipare meglio il calore, in quanto il W16 scalda tantissimo: sono stati previsti due sistemi di raffreddamento separati, uno per le alte temperature e uno per le basse, il primo dei quali dispone di un radiatore principale e due ausiliari da 37 litri che fanno il giro in appena 3”, mentre il secondo dispone di un radiatore da 12 litri e previene il surriscaldamento durante la marcia in città e comunque nelle situazioni più spinose dei climi più caldi. Per ridurre la resistenza, in Bugatti hanno pensato ad un sistema che riduce la turbolenza generata dal rotolamento degli pneumatici, mentre il muso dell’auto devia efficacemente l’aria sopra e ai lati; tre bocche per lato sono dedicate ai freni, che dispongono anche di sfoghi dedicati per ottimizzare il raffreddamento. La Chiron dispone però anche di superfici attive, fra le quali il flap anteriore che riduce l’attrito e migliora il raffreddamento e lo spoiler posteriore impostabile su quattro posizioni.

 

L’altro dato interessante è l’accelerazione, forse anche più della velocità massima: la Bugatti Chiron accelera da 0 a 100 km/h in meno di 2,5”. In questo è già più veloce della Veyron Super Sport. Ancora più interessante è lo 0-200 km/h, coperto in 6,5” e lo 0-300 km/h, una quisquilia da 13,6”. Fa effetto immaginare questa bestia di quasi 2 tonnellate che accelera quasi come una F1. E’ più veloce di tutte le altre, comprese Ferrari LaFerrari, McLaren P1, Porsche 918 Spyder. La Koenigsegg One:1, dite? Vero, quella fa 0-300 in meno di 12”, ma, tornando a quel volo Emirates, secondo voi offre lo stesso livello di comfort? Per non parlare del numero di esemplari, che si conta sulle dita di due mani e che la rende difficilmente definibile come "auto di serie".

 

 

Un telaio tutto nuovo

 

La Bugatti Chiron non è una Veyron ricarrozzata: il telaio è nuovo, è adattivo ed è costruito attorno ad una nuova monoscocca in carbonio. Si dice che il progetto sia molto vicino a quello di una vettura LMP1, con una rigidità torsionale molto simile. Il carbonio è utilizzato anche per la carrozzeria, oltre che per gli interni (curiosità: l’airbag passeggero è il primo in grado di penetrare il carbonio), dove regna una sontuosità estrema, ma senza particolari eccessi. Anzi: è elegante e minimalista, nonché piuttosto arioso e accogliente, anche grazie al design ergonomico dei vari elementi e alla disposizione ragionata dei comandi; il guidatore troverà due zone separate per infotainment e clima e, di fronte a sé, una combinazione di strumentazione digitale e analogica.

 

La Chiron dispone di cinque differenti modalità di guida: Lift, EB Auto, Autobahn, Handling e Top Speed. La modalità “Lift” serve giusto quando bisogna avere a che fare con i noiosi dossi artificiali o quando bisogna caricare la Chiron sul proprio aereo da trasporto personale (ricordatevi che, stando ad un sondaggio, l’acquirente medio di una Veyron possedeva decine di auto, oltre a barche ed aerei); passati i 50 km/h, la Chiron si imposta automaticamente su “EB Auto”, che è poi la modalità generica e più versatile, che gestisce autonomamente l’assetto e l’altezza da terra in funzione delle condizioni di guida e del manto stradale; passati i 180 km/h, si imposta su “Autobahn”, con ammortizzatori impostati su comfort e un handling generalmente intuitivo e rilassante; “Handling” parla da sola e infatti è la modalità di guida per utilizzo in pista. Tutte le modalità si possono impostare manualmente a piacere attraverso l’apposito comando a rotella sul volante. Ma attenzione: questo fino a 380 km/h, poi.... Poi c’è la modalità “Top Speed”: con questa e solo con questa si possono superare i 420 km/h, attraverso una seconda chiave di accensione, come sulla Veyron, chiamata “Speed Key”. Se la attivate, mettete una firma su un immaginario ma implacabile documento che dichiara che siete consapevoli di ciò che state facendo, anche se la Chiron sarà l’ultima ad avere la parola, perché tutte le sue lucine dovranno essere su green perché la modalità possa essere attivata.

 

 

Niente ibrido (per ora)

 

Il fondoscala riporta “500 km/h”, il che regala sempre un sorriso a chi vi posa sopra lo sguardo, ma anche a chi è convinto che l’assenza di un sistema ibrido sia l’indizio più convincente per la teoria secondo la quale la Bugatti Chiron sia solo un assaggio del vero mostro che vedremo fra qualche tempo: una Bugatti Chiron ibrida che potrà contare su parecchi cavalli in più e che potrebbe, chissà, sfondare il muro di quei 500 km/h...

 

Verranno costruite 500 Bugatti Chiron, un numero totale che prevede anche le versioni convertibili (non ancora annunciate ufficialmente, ma molto probabili). I primi esemplari verranno consegnati in autunno, a un prezzo di quasi 2,5 milioni di Euro.

 

 

Per chi ancora non lo sapesse

 

Perché “Chiron”? Perché dopo Veyron (Pierre) poteva esserci solo Chiron (Luis). E perché Luis Chiron resta l’unico monegasco ad aver vinto il GP di Monaco, nonché il più anziano pilota iscritto ad un GP di Formula 1 (aveva quasi 56 anni).

 

Ci sapeva fare, Chiron. Faceva anche il ballerino.

 

Monegasco di nascita, debuttò con la Bugatti T51 e vinse il GP di Francia, Cecoslovacchia e Monaco nel 1931, successi che gli garantirono un ingaggio nella scuderia ufficiale Bugatti l’anno successivo. Corse anche per Ferrari e Mercedes-Benz.

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