Aston Martin Vantage AMR Manual. Old school

Se con l’automatico si era dimostrata molto prestazionale e polivalente, in questa versione con il cambio manuale a 7 marce, l’anticonvenzionale coupé inglese non poteva che essere ancora più “romantica” e coinvolgente.

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Pensavo di non rivederla tanto presto, invece eccomi qui, sulle strade attorno all’iconico Inferno Verde, per provarla di nuovo. Questa volta però ad attendermi non c’era era la versione con cambio automatico a 8 rapporti, bensì la nuova variante con cambio manuale a 7 marce. Di cosa sto parlando? Nientemeno che della nuova Aston Martin Vantage AMR Manual.

L’accoglienza non poteva essere migliore: dieci Aston Martin Vantage AMR con cambio manuale schierate davanti all’Aston Martin Racing Performance Center del Nurburgring, a nostra completa disposizione. Il primo impatto è quello già avuto qualche mese fa. Una sorta di vera e propria ammirazione per la piccola granturismo di Gaydon, che nella sua “diversità” ha saputo stregarmi fin dal primo sguardo.

Una sensazione da brivido lungo la schiena che si presenta ogni volta che decido di cambiare marcia

Mi chiedo come sia possibile non rimanere ammaliati da quella sua silhouette compatta, un sapiente mix di eleganza e di sportività che traspare in ogni dettaglio. Gli stilemi che da sempre caratterizzano le vetture del marchio inglese vi sono tutti, ma quel design più compatto e sportivo, ma allo stesso tempo elegante non può che attrarre anche un pubblico più giovanile e modaiolo.

Un’immagine fresca e vivace che non ha bisogno di eccessivi fronzoli o enormi appendici aerodinamiche per trasmettere tutta la sua potenza, ma preferisce una linea più pulita e aerodinamica e per questo per niente cafona o sfrontata. Certo, l'estrattore posteriore è qualcosa di veramente fuori dal comune, forse quasi “tamarro” con i quattro scarichi incastonati ai suoi lati, ma nel complesso ben si sposa con l’immagine di insieme, che la rende pur sempre una vettura elegante e di classe.

Una volta ripreso dalla ipnosi generata dalla sua particolare bellezza esteriore, decido di calarmi all'interno dell'abitacolo per fare la conoscenza con quello che di li a poco sarebbe diventato il mio oggetto del divertimento. Si, contrariamente alla Vantage da me provata solo qualche mese fa, questa Vantage AMR Manual, come dice già il suo nome, è la prima piccola di Gaydon a fregiarsi di una trasmissione manuale a 7 rapporti con disposizione ad H rovesciata. Un cambio, costruito in Italia, che non solo offre la doppietta automatica quando si scala marcia, ma che permette persino di passare al rapporto successivo senza dover lasciare il pedale dell’acceleratore.

Insomma una vera goduria meccanica. L’accostamento, per non dire il contrasto, tra la classica eleganza e sobrietà tipiche di Aston Martin, fatta di elevata qualità costruttiva e ricercatezza dei materiali, e il profumo di sportività emanato da una leva corta e ben contrastata e da un pedale della frizione dalla corsa breve e dal peso consistente, creano negli interni un mix quasi esplosivo. Una sensazione per nulla negativa, anzi, un qualcosa di piacevole che ti fa ben capire le numerose sfaccettature, per non dire anime, di questa granturismo, e che ti bisbiglia continuamente nell’orecchio come con lei ci si possa ancora divertire con quel sano piacere di guida in stile vecchia scuola.

Il movimento del cambio è pornografia pura: le sensazioni sono analogiche, non digitali

Ma bando alle ciance, che è ora di partire! Avvio il 4 litri V8 biturbo di origine Mercedes-AMG da 510 Cv e 625 Nm, lo stesso della variante con cambio automatico a 8 rapporti, e subito una celestiale sinfonia pervade le mie orecchie. Un suono rauco e borbottante che non ci mette molto a farmi stampare in faccia un bel sorriso a 32 denti.

Verificato che non vi siano altre differenze rispetto alla versione automatica, mi avvio verso la prima parte del percorso, che sarà quella che più di ogni altra mi permetterà di saggiare le reali potenzialità dinamiche e il vero piacere di guida trasmesso da questa piccola e lussuosa inglese. Purtroppo ad accompagnarmi nel test drive c’è un tempo per nulla clemente. Piove a dirotto e le strade attorno al Nürburgring Nordschleife sono praticamente allagate, ma la cosa non mi preoccupa. Servirà sicuramente maggiore attenzione ma, in una condizione così particolare, avrò modo di valutare ancora di più la bontà del progetto.

Mi bastano davvero pochi chilometri per riassaporare le stesse sensazioni che già avevo avuto con la variante automatica. La seduta è bassa, sportiva e avvolgente al punto tale da farmi sentire quasi un tutt'uno con la vettura. Il volante davanti ai miei occhi è piccolo e ben verticale, mentre il sedile è così contenitivo da tenermi fermo anche nelle accelerazioni laterali più brusche. Decido di dare due sgasate, sia per godermi nuovamente le soavi note dei suoi quattro scarichi, che per saggiare le reali condizioni di tenuta sull’asfalto bagnato. In entrambi i casi un sorrisetto beffardo sotto i baffi non fatica a palesarsi e capisco subito che ci sarà da divertirsi, seppur senza spegnere il cervello se vorrò riportare a casa sano e salvo il “gioiellino” di Gaydon.

Nonostante, infatti, un livello di aderenza leggermente critico a causa dell’eccessiva acqua presente in strada, la Vantage mi da fin da subito l'impressione di essere agile, precisa, ben coesa e cucita addosso. L'inserimento in curva è fulmineo grazie allo sterzo preciso e comunicativo e all'avantreno stabile e veloce, l'uscita lo è altrettanto, merito dell'ottima trazione e del perfetto bilanciamento dei pesi (50:50%). Tutto questo a patto però di non esagerare con il pedale del gas e di essere belli pronti con lo sterzo. Sì, perché la piccola inglese ha coppia da vendere, un bel carattere e il posteriore è fortemente propenso al traverso. Nulla di preoccupante, anzi, divertimento puro, ma i meno smaliziati potrebbero farsi cogliere impreparati da tutta questa sua vitalità. Per fortuna in casi estremi si può fare affidamento sul potente e ben modulabile impianto frenante carboceramico (Brembo) che mette una pezza anche quando si arriva un pelo lunghi in curva.

Arrivato su un tratto più rettilineo sciolgo le briglie del V8 biturbo. Il propulsore sfodera immediatamente tutta la sua arroganza, spingendo fin dai regimi più bassi e non lesinando nemmeno una volta raggiunto il limitatore a quota 7.000 giri. Una erogazione corposa, per nulla elegante, anzi, quasi brutale, e una coppia poderosa che mi catapultano letteralmente in avanti con estrema veemenza, rilasciando una tale sequenza di cannonate, gorgoglii e rigurgiti, da farla sembrare quasi una dichiarazione di guerra a uno stato nemico.

Ad accrescere ulteriormente il mio piacere di guida ci pensa questa volta un cambio manuale a 7 rapporti ad H rovesciata, che definire puro godimento è dire poco. Giusto il tempo di prenderci la mano – dopotutto una configurazione così particolare non la si trova tutti i giorni – e al grido di “savethemanuals” affondo il piede sulla consistente frizione e inserisco una dietro l’altra le marce dagli innesti corti, ravvicinati e ben contrastati. Il movimento è pornografia pura e il divertimento alla guida non può che beneficiarne, perché qui le sensazioni sono analogiche, altro che digitali.

Una sensazione quasi da pelle d’oca o da brivido lungo la schiena che si presenta ogni qualvolta decido di cambiare marcia, che viene ulteriormente accentuata quando passo alla marcia successiva senza mollare il pedale dell’acceleratore – si, avete letto bene, è possibile fare pure questo – o quando in scalata il cambio esegue automaticamente una doppietta (punta – tacco), facendo schizzare verso l’alto i giri motore e regalandomi una composizione dagli scarichi degna delle migliori sale di incisione. Continuerei a giocare per ore con questo azionamento meccanico, ma purtroppo è arrivato il momento di rientrare alla base. Se questo è il risultato di aver reintrodotto il cambio manuale su una granturismo di tale calibro, allora ben vengano altri azzardi come questo, perché gli ingegneri inglesi non potevano fare di meglio nel creare una vettura così tanto prestazionale, divertente e camaleontica.

Aston Martin Vantage AMR Manual

  • Motore V8, biturbo, 3.982 cc
  • Potenza 510 Cv @ 6.000 giri
  • Coppia 625 Nm @ 2.000-5.000 giri
  • Peso 1.499 kg
  • Rapporto peso/potenza 2,9 kg/Cv
  • 0-100 km/h 4,0 sec
  • Velocità massima 322 km/h
  • Prezzo da 189.658 euro
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