27 December 2017

Ancora una Nissan GT-R e poi basta. Promesso.

Una incredibile collezione di Nissan GT-R per un solo, fissatissimo uomo
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    Da qualche parte in Inghilterra c’è un anonimo garage con tanto di divano, bollitore per il té, impianto hi-fi e vari giocattoli, fra cui una quantità di Nissan GT-R sufficiente a riempire ogni millimetro quadro rimasto. L’uomo con un grave problema di dipendenza da GT-R si chiama Richard Wheeler e la sua passione, al contrario di quanto si possa pensare, è piuttosto recente: solo tre anni fa aveva una Skoda Fabia vRS, “che ho elaborato e poi venduto per comprare una Nissan GT-R R35” spiega Richard. “Mi è piaciuta, perciò ne ho comprata un’altra, l’ho wrappata di giallo e ci ho fatto anche qualche trackday. Ma volevo qualcosa di più old school, con cambio manuale, perciò mi sono fatto la prima R32, tutta originale, da affiancare alla Skoda Yeti che guidavo quotidianamente. Ho fatto 2000 miglia con la R35 e poi l’ho venduta. Era il 2014. Da lì, addio...”.

    Il virus del tuning

    Ancora una Nissan GT-R e poi basta. Promesso.

    Fin qui tutto abbastanza normale. Ma poi Richard è stato contagiato dal virus che colpisce molti proprietari di GT-R: quello del tuning. Nell’arco di un anno, la innocente R32 passa da circa 320 Cv a oltre 600 (e poi quasi 700), con upgrade per freni, sospensioni, cambio, ma senza variazioni a livello estetico. Costruendo tale mostro, si è accorto che lo sviluppo – benché sia un processo che lo gratifica molto – non è il metodo finanziariamente più conveniente per ottenere una velocissima GT-R: “Volevo anche una R34 e ho realizzato che sarebbe stato meglio dare un’occhiata in Giappone per rintracciare auto già modificate. Data la classica situazione dell’avere il tempo ma non i soldi o i soldi ma non il tempo, nel mio caso l’acquisto di un esemplare già ‘fatto’ era molto più sensato”. E così arriva una rara GT-R R34 M-Spec color oro. Fantastica, ma troppo bella per essere modificata. Un po’ ingenuamente, la vende; considerato l’aumento vertiginoso del valore delle R34 negli ultimi dodici mesi, ora varrebbe decisamente di più.

    Dopodiché, arriva un'altra R34, blu, l’unica della collezione di Richard a conservare i suoi 2.6 litri originali, quando le altre hanno il 2.8 stroker; è la NISMO di Richard, con tutti i pezzi originali Nissan Motorsport, alcuni già installati all’acquisto, altri montati da lui. “E’ un’auto da oltre 400 Cv meravigliosa da guidare e, come Nissan voleva, ci puoi fare di tutto, anche portarci i bambini e andare a far la spesa. La puoi guidare in ogni condizione, non è troppo potente; ha oltre 60.000 miglia e non è nemmeno una V-Spec, ma è una delle migliore GT-R che abbia mai guidato”.

    Realizzando che elaborare la R34 blu fino al livello della R32 sarebbe troppo costoso, Richard ha deciso… di comprarne un’altra. “Ed è qui che la cosa mi è sfuggita di mano”, dice con una smorfia. Quella rossa è la soluzione. Ed è sconvolgente. L’ha fatta Autech Tsukada (ATTKD) ed è quella che ha sverniciato la R34 Mine’s a Tsukuba. E’ tutta fibra di carbonio, fra cofano, baule, tetto, alette canard che escono dal paraurti anteriore maggiorato e mega alettone GT500. Una miriade di modifiche per un totale di 660 Cv. “Con questo tempo ci esco giusto una mezz’ora e poi la metto via. Rischierei di finire nel giardino di qualcuno. Ed è troppo rumorosa per farci i trackday”.

    Fuori controllo

    Ancora una Nissan GT-R e poi basta. Promesso.

    Si passa alle percentuali: se la Nismo è il 50% e la ATTKD il 100%, ci voleva qualcosa per coprire il 75% o giù di lì; ecco quindi quella di Hosaka Tuning Factory, un po’ meno imbufalita della rossa ma sempre con 660 Cv e rollbar completo, ma anche con i sedili posteriori. Qualcosa di guidabile su strada. Grosso modo.

    Siete dei venditori e incappate in un Richard Wheeler; che cosa fate? Provate a vendergli una GT-R, no? E’ quello che gli è capitato una notte su Facebook. Il fatto è che le auto erano due. E lui ha detto “sì”. La prima era quella blu con turbo singolo da oltre 800 Cv, con una lista di modifiche infinita e complessa, pagata con i soldi ricavati dalla vendita della McLaren 650S Spyder che ha guidato per un annetto: “Non ero molto sicuro all’inizio, ma quando l’ho guidata mi si è stampato in faccia il sorriso: il turbo spinge da 4500 giri, perciò dopo ti fai 3000 giri con i capelli in fiamme”; quella viola, invece, l’ha comprata più che altro per il colore, anche se ha 560 Cv. Ah e poi c’è un’altra R32 rossa da 440 Cv, ma è in vendita: “L’unica che ho comprato con l’intenzione di rivenderla. C’era il prezzo, era valida… e… stavo comprando le altre due, perciò...”.

    O vince, o prende fuoco

    La R32 nera, invece, ha 610 Cv circa ed è una delle più elaborate. “E’ una delle mie preferite. Ho tanta voglia di guidarla che quasi mi sento male”. Poi c’è quella da corsa, una R32 preparata da RK Tuning: “Era in vendita l’anno scorso e sapevo che non dovevo lasciarmela scappare, ma sapevo anche che non avrei potuto correrci la prima stagione. Perciò ho corso con una Fiesta ST e una Elan e la GT-R la guiderò quest’anno”. E’ una vettura che ha ben poco di una GT-R di serie: 1080 kg, oltre 700 Cv, il sedile quasi dietro il montante centrale. “In passato, generalmente, o vinceva o prendeva fuoco. In una occasione ha fatto entrambe le cose nella stessa gara”. Di certo Richard non si annoierà nella prossima stagione.

    I soldi non fanno la felicità

    A parte il capitale necessario per acquistarle, di fatto queste auto non costano niente perché quel poco che serve per mantenerle lo recuperi con la rivalutazione”. Considerato l’interesse per queste auto in costante aumento, probabilmente ha ragione. Una delle sue, solo nel viaggio via nave per l’Inghilterra, si è rivalutata di 10.000 sterline… Insomma, non c’è più spazio in garage, no Richard? “Bé, sì, ma a dir la verità ho comprato una R34 V-Spec II bianco perla un paio di giorni fa, eccola là. Bel colore. Ed è rara”. Ci risiamo...

    Ancora una Nissan GT-R e poi basta. Promesso.

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