01 agosto 2014

Alfa Romeo, una storia italiana: i tecnici

Cosa sarebbe una casa automobilistica senza coloro che progettano le automobili e le rendono belle da guidare, sicure ed efficienti? Torniamo a spolverare la storia del Biscione per raccontare

Alfa romeo, una storia italiana: i tecnici

L’Alfa Romeo è legata in modo significativo alla genialità di alcuni suoi tecnici. Il primo in ordine di tempo è senz’altro Giuseppe Merosi, entrato in Alfa nel 1910 e autore di tutti i primi modelli. Geometra di Piacenza, entra in Alfa con una buona esperienza alle spalle maturata in diverse aziende produttrici di biciclette, motociclette e automobili. A lui si devono autentici capolavori quali la P1 e la RL, oltre a tutte le vetture da turismo fino alla prima guerra mondiale. Nel 1923 Romeo “strappa” alla Fiat Vittorio Jano. Il progettista torinese sarà l’autore di tutte le vetture stradali e soprattutto da gara di quel periodo, durante il quale le creature Alfa Romeo si imporranno sulle piste di tutto il mondo contribuendo a creare una solida fama di vetture robuste e dalle elevatissime prestazioni. Sono sue la P2, la P3, le 6C e le 8C in tutte le loro evoluzioni.

 

Successivi contrasti con la direzione generale porteranno Jano ad allontanarsi dall’Alfa nel 1937,andando a collaborare con la Lancia dove, sempre in posizioni al vertice della struttura tecnica, metterà la firma su alcuni dei più innovativi progetti della Casa torinese prima di passare in Ferrari. Dopo la parentesi bellica, la fama di eccellenza tecnica dell’Alfa Romeo sarà portata avanti da Orazio Satta Puliga, anch’egli torinese. Assunto all’Alfa Romeo nel 1938, vi rimarrà fino al 1974. Tutta la produzione del dopoguerra sarà impostata sotto la sua supervisione, con gli eccellenti risultati commerciali e sportiviben conosciuti in tutte le parti del mondo. Tra i suoi più noti collaboratori vale la pena di citare Giuseppe Busso, autore dell’ultimo motore 100% Alfa Romeo (lo stupendo V6), e Rudolf Hruska, ingegnere austriaco responsabile operativo del progetto Alfasud. Alfa Romeo significa anche Autodelta, e Autodelta era, fino a pochi anni fa, sinonimo di Settimo Milanese. In realtà il braccio sportivo dell’Alfa Romeo era nato in provincia di Udine, a Feletto Umberto, per opera del locale concessionario e di Carlo Chiti, ingegnere toscano con un passato alla direzione tecnica della Ferrari. Nel 1966, il trasferimento a Settimo, al confine con Milano, a pochi chilometri da Arese e dal Portello. L’Autodelta diventa subito l’officina in grado di elaborare tutte le Alfa più sportive, e tra le sue creazioni più conosciute vanno ricordate tutte le GTA, la serie delle 33 a 8 e 12 cilindri e le Formula 1 degli anni Settanta e Ottanta.

 

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