di Tommaso Ferrari - 06 July 2018

Alfa Romeo GTV 3.0 V6 24 valvole

Una delle auto più sottovalutate di sempre è invece una delle GT sportive più complete
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    Ho sempre provato una sorta di affetto verso l’Alfa Romeo GTV, un’auto che negli anni si è svalutata in maniera impressionante senza un apparente motivo, quasi fosse stata incompresa dal giorno della sua presentazione. Come la ragazza più bella della festa che nessuno però invita a ballare, questa coupé sportiva voleva far ritornare in auge il marchio Alfa Romeo ma vendette poche migliaia di unità alla fine della sua carriera, seppur i veri appassionati apprezzarono veramente le sue innumerevoli qualità. Tuttora dopo averla guidata e ammirata, non riesco a capire quale fosse il problema.

    La linea forse? Nah… guardatela: il design realizzato da Pininfarina è meraviglioso, elegante e sportivo, ma non troppo vistoso, con quella linea netta che taglia la fiancata dal muso fino alla coda, e che rappresenta un tocco caratteristico raramente visto su altre vetture. Il motore allora? Neanche per sogno; più affidabili di quanto si dica in giro i propulsori della GTV erano ben studiati, e il 3.0 V6 24 valvole di questa prova è semplicemente sublime, corposo e con un sound da brividi. La colpa non può nemmeno ricadere sugli interni, completamente rivestiti in pelle dai sedili ai pannelli portiera fino alla leva del cambio, con un cruscotto pulito, tettuccio apribile e una qualità più che buona.

    Qualunque fosse la serie di coincidenze che non ha fatto decollare la GTV, oggigiorno potete trovarne esemplari ben tenuti a cifre irrisorie, tali da giustificarne l’acquisto a occhi chiusi, visto che come scopriremo a breve nemmeno la guida era il tallone d’Achille di quest’Alfa… . L’esemplare di queste immagini a onor del vero non costa pochissimo, visto che rappresentava il top di gamma (prima dell’arrivo della versione 3.2 litri) dotato del meraviglioso V6 Busso da 3.0 litri e 24 valvole con 218 cavalli e 265 Nm di coppia, che spostavano i 1.415 chili di peso della coupé da 0 a 100 in 6,8 secondi per una velocità massima di 250 km/h (che sì, raggiunge ancora oggi). Vi accomodate sui morbidi e lussuosi sedili con impresso il logo Alfa, regolate il volante a piacimento e girate la chiave di accensione: il sei cilindri si avvia con un sound morbido e vellutato, non troppo aggressivo ma decisamente sportivo e già dai primi chilometri cominciate a capire il carattere e i pregi di questa due porte dal design così ricercato.

    In primis, il cambio: nonostante questa GTV abbia superato i 150.000 chilometri, la trasmissione a sei marce è esemplare e semplicemente sublime; non un impuntamento, non un’incertezza, con un’azione così morbida, fluida e precisa è impossibile sbagliare una cambiata. La corsa potrebbe essere più corta, ma il carattere sportivo ma non esasperato della V6 vi fa dimenticare subito questo dettaglio mentre continuate a stupirvi della delicateza degli innesti. Nel mentre vi trovate a sfruttare la pedaliera (che era già provvista di acceleratore elettronico all’epoca, davvero reattivo) per eseguire il punta tacco anche quando è assolutamente inutile, solo per sentire il sei cilindri là davanti cantare la sua splendida sinfonia. Anche in questo caso il motore combacia perfettamente con l’immagine da Gran Turismo sportiva dell’Alfa: l’accelerazione è notevole – in particolare quando superate i 5000 giri – ma non è mai esagerata o rabbiosa, con la melodiosa voce del 3.0 litri a tenervi compagnia e con un’elasticità che rappresenta davvero il pregio maggiore del V6 Busso.

    Potete rasentare il limitatore in uscita di curva in seconda, o viaggiare in totale souplesse lungo la riva di un lago a 40 km/h addirittura in sesta marcia senza che sentiate mai uno strappo o una protesta dal motore. Quindi la G e la T del nome sono rispettate, e la V di Veloce? Tecnicamente sì, la 3.0 V6 è piuttosto veloce, ma sfortunatamente le gomme di questo esemplare erano molto usurate, nascondendo in parte le vere prestazioni del motore e in particolar modo impedendo di capire a fondo il telaio a causa dei limiti di tenuta così bassi; un vero peccato perché forzando un po’ l’ingresso scoprite un posteriore più allegro del previsto e uno chassis parecchio comunicativo, che aggiunge un ulteriore tocco di charme e divertimento al tutto. Tra l’altro nonostante l’assenza di un differenziale autobloccante la trazione non è mai un problema.

    Il quadro viene completato da ammortizzatori confortevoli, capaci di rimanere composti e assorbire bene le sconnessioni – anche se non quelle più accentuate – pur limitando dignitosamente il rollio. Tirando le somme, la GTV è una grande auto: una raffinata Gran Turismo ma abbastanza sportiva da farvi divertire, elegante e accattivante (in particolare se dotata del pacchetto aerodinamico optional di questo esemplare) e che appare molto più costosa di quello che è in realtà. Magari sarete preoccupati dei consumi, dell’affidabilità o della rivendibilità… ma si sa, l’acquisto di un’Alfa non è mai stato dettato dalla ragione.

    Un grazie a Giovanni per averci prestato la sua adorata GTV

    © RIPRODUZIONE RISERVATA
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