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Quella voglia di Renault Clio Williams

27 novembre 2017
a cura della redazione
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    Ci rimettiamo al volante della mitica Clio Williams per riassaggiare come si facevano una volta le hot hatch. E non una Williams qualunque: è la 0001, l'auto di Renault UK

    150 Cv a 6100 giri/min e 170 Nm di coppia a 4500 sembreranno anche pochi oggigiorno, ma quel 2.0 litri a 16 valvole chiamato F7R ha una corsa più lunga, un albero motore più robusto, nuovi pistoni, nuovi alberi a camme e bielle, valvole più grandi e un collettore di scarico alleggerito rispetto al F7P da cui deriva e la sa lunga ancora oggi, anche perché deve portarsi dietro solo 981 kg. E poi l'85% di quella coppia arriva già a 2500 giri e per un aspirato è una bella prova di forza ("aspirato", sì. Vi ricordate questa parola?).

    Quella voglia di Renault Clio Williams

    La Renault Clio Williams era nata per correre: Renault Sport doveva omologare 2500 vetture per i rally di classe A ed N, ma finì per costruirne decisamente di più, perché questa Clio è davvero una piccola opera d'arte: con un sottotelaio anteriore rinforzato derivato dalla Clio Cup, oltre a nuove molle, nuovi ammortizzatori, bracci delle sospensioni e antirollio maggiorati e carreggiate allargate (+34 mm), cambio rinforzato e con nuova rapportatura e la combinazione di oro e blu di carrozzeria e cerchi Speedline 7J, è la rappresentazione perfetta di una hot hatch come Dio comanda.

    Accortasi di aver indovinato il prodotto, Renault non ha resistito e nel 1994 ha prodotto la seconda serie di Renault Clio Williams, praticamente identica nelle specifiche, ma basata sulla seconda serie della prima Clio. Nel 1995, poi, la terza serie con ABS. In totale, sono state costruite 12.100 Clio Williams.

    Guidarne una

    I primi chilometri a bordo di una Clio Williams – e non una Williams qualunque, questa è la 0001, la ex di Williams Grand Prix Collection ora di proprietà di Renault UK - sono per Adam Towler una splendida lezione di come facevamo le cose una volta e di ciò che si spera sempre di trovare a bordo di ogni nuovo prodotto di questa categoria: uno sapiente mix di spirito profondamente meccanico e un'esperienza sufficiente a soddisfare anche i più esigenti.

    Il suo sterzo servoassistito è relativamente pesante rispetto a ciò a cui siamo abituati oggi, ma non è impacciato come quello di una Peugeot 205 alle basse velocità, benché non sia privo di difetti, che mostra in perfetto stile francese fin dal primo momento. Quel motore, invece... beh, chiunque abbia guidato un aspirato Renault Sport lo riconosce immediatamente, una fiammata di giri, il lamento della cinghia, il minimo irregolare con quel whur-whur-whur sommesso.

    Ogni icona ha le sue caratteristiche e la colonna sonora della Williams è parte del suo DNA. Come del resto le prestazioni: c'è una risonanza ai medi che trasmette una vibrazione a telaio e sedile e come una risatina al limitatore non diversa da quella delle Clio RS più recenti; la leva del cambio vibra e segue i movimenti della trasmissione e il tutto rientra nelle caratteristiche di un'auto come la Williams, cioé una piccola vettura con un motore potente, sono i muscoli che piegano e gonfiano il metallo come Hulk con le sue magliette. Ed è veloce. Di brutto. Giri rabbiosi e alti, ma sono i medi che stupiscono in modo particolare; oggi diamo per scontata la spinta ai bassi del turbo, ma all'epoca questo carattere dai 1500 ai 3000 giri era davvero speciale.

    Quella voglia di Renault Clio Williams

    Appena ti metti al volante la vuoi subito strapazzare, sogghignando come un maniaco, allungato sul volante a gambe divaricate tipo Tazio Nuvolari su un'Auto Union. In realtà, parte del motivo per cui si tende ad assumere tale posizione è dovuto all'inclinazione del volante stesso: è dura arrivare con i palmi alla parte più alta della corona e, un po' le dimensioni e un po' il peso, non puoi certo guidarla solo coi polsi. Va buttata in curva di corpo, anche perché poi è proprio quello il momento in cui lei prende vita: sembra vibrante, elettrizzata all'idea di affrontare una strada impegnativa e più è impegnativa e più lei ci dà dentro. Il suo entusiasmo, fra l'altro, lo esprime di solito su sole tre ruote. La quarta – quella all'interno della curva – si prende un momento di pausa a mezz'aria, girando inutilmente. Quello che lavora è un terzetto magistralmente efficace, una piattaforma stabile che garantisce equilibrio e compostezza.

    E non è tanto il livello di grip a tradire l'età, quanto la reazione iniziale all'ingresso in curva: c'è meno rigidità che a bordo di una Cup 182, figuriamoci rispetto a una Trophy 220. E' più permissiva. Quel rollio, quell'istante di cui la Williams ha bisogno per trovare l'assetto, è qualcosa che abbiamo dimenticato, ma è anche una efficacissima maniera per comunicare ciò che accade sotto alle ruote. E' la differenza che passa fra leggere con attenzione ogni parola e ogni pagina di un libro e saltare a pié pari al quinto capitolo. Impari così a conoscere molto meglio i protagonisti, non solo la trama.

    Più i chilometri passano e più questa Williams si rivela ben più sofisticata e matura della tanto decantata Peugeot. Questo non significa che non sia una che non sa prendersi in giro: perché, se la 205 percorrere con allegria sul filo del sovrasterzo una strada chiedendo di essere attentamente condotta, la Williams gestisce il suo posteriore con più precisione e misura; tenderà ad allargare, ma non sarà mai "selvaggia".

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