x

Sempre in contatto con la tua passione?

Iscriviti alla newsletter

L'invidia e l'odio sono brutte bestie

17 October 2017
di Davide Saporiti
L'invidia e l'odio sono brutte bestie
Chi guida un'automobile di lusso deve necessariamente essere un figlio di papà che non ha mai lavorato un giorno in vita sua?

Di solito non trattiamo questo genere di cose, perché, per quanto possibile, cerchiamo di non assecondare i sensazionalismi e non inseguiamo i click facili. Ma questa storia, cominciata come uno dei tanti sfoghi di invidiosi e frustrati contro chi è più fortunato, si è rivelata un po' più interessante del previsto e ci regala anche una morale.

Siamo a San Francisco e una Lamborghini Aventador SV sta percorrendo una trafficata via del centro. Ad un tratto, stando a quanto si vede in un primo video, un passante salta sul cofano e percorre di corsa tutta l'auto, per poi fuggire, mentre il proprietario della Lambo tenta invano di acchiapparlo. In un secondo video, il ragazzo torna sui suoi passi e fa per ripetere l'impresa, ma questa volta il proprietario dell'auto lo raggiunge, lo butta a terra e, comprensibilmente, inveisce contro di lui, trattenendosi a fatica dall'alzare le mani.

La faccenda appare giusto come l'ennesimo sfogo di un invidioso nei confronti di chi è più fortunato, benché negli Stati Uniti si sia buttata benzina sul fuoco con la solita diatriba fra bianchi e neri. Ma Mike, il proprietario della Lamborghini, ha voluto spiegare la questione ai microfoni di Eyes On Fair Oaks, aggiungendo alla storia i dettagli che mancano a noi umili naviganti: Mike dice che quel giorno era fermo al semaforo e che questo ragazzo spunta dal nulla e rifila una scarpata alla Lambo prima da una parte e poi dall'altra; non contento, le versa sopra un bicchiere di birra. A quel punto, Mike scende "a valutare i danni e difendere la Lamborghini".

Questo genere di cose può facilmente stimolare una morbosa curiosità e, purtroppo, anche macabra soddisfazione in chi coltiva segretamente il desiderio di fare ciò che ha fatto quel ragazzo; l'aspetto interessante della faccenda è proprio questo, perché Mike rilascia nella lunga intervista dichiarazioni inequivocabili. Interrogato dalla Polizia, descrive i fatti e denuncia il ragazzo, che però viene rilasciato perché nullatenente (il ragazzo non ha spiegato il motivo del suo gesto, ma, sempre che non si tratti di uno squilibrato o della ricerca di cinque minuti di "fama", possiamo immaginarlo); Mike racconta del proprio passato, tutt'altro che roseo, con un'infanzia difficile che non poteva che evolvere in una gioventù di delinquenza, alcolismo e galera. Toccato il fondo, riceve l'aiuto delle persone giuste e ritrova la retta via, che lo porta a ringraziare ogni giorno Dio per avergli concesso una seconda possibilità – avete notato la targa "THNUGOD"?.

"Rilasciando quel ragazzo" dice, "inviamo un messaggio sbagliato, diciamo a tutti che possono fare questo tipo di cose ed uscirne puliti. Protestare contro l'odio mostrando odio. Io ho sbagliato e l'ho pagata, ora rigo dritto e mi posso permettere una Lamborghini perché lavoro duramente e ho tante persone che lavorano per me e delle quali mi prendo cura". La sua morale, insomma, vuole essere: ha senso l'invidia che provi nei confronti di uno sconosciuto in Lamborghini? Chi guida un'automobile di lusso deve necessariamente essere un figlio di papà che non ha mai lavorato un giorno in vita sua? "Ricevo tanti complimenti, ma anche un sacco di insulti" dice Mike, "ma vivo per dimostrare che se ce l'ho fatta io, ce la potete fare anche voi".

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sposta