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Al volante della Renault Clio R.S.16

13 July 2016
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    Abbiamo provato la nuova hot hatch di Renault. Il verdetto? E’ la più cattiva di tutte.

    Al volante della renault clio r.s.16

    Peccato che sia ancora un concept, perché la Renault Clio R.S.16 è probabilmente la più veloce e cattiva hot hatch di sempre. Con il motore da 280 Cv della Mégane 275 Trophy-R in un corpo più piccolo e leggero, non poteva essere altrimenti. Lavoro che, fra l’altro, ha richiesto parecchio tempo e fatica (gli ingegneri ne parlano come del lavoro più impegnativo di sempre), per assicurare alla R.S.16 l’eredità di diversi elementi delle sorelle fra cui, per la gioia dei puristi (noi compresi) il cambio manuale della Mégane.

     

    La R.S.16 è di fatto la più potente fra le sue simili e la più tecnologicamente avanzata. L’abbiamo provata brevemente in circuito handling a bassa velocità, senza poterla capire del tutto ma abbastanza per avere conferma del fatto che abbia le potenzialità per essere la più efficace di tutte. Gli ignegneri, oltretutto, tengono a precisare che, prima di eventuale produzione in serie (probabilmente limitata), verrebbe ultreriormente affinata, in particolare per quanto riguarda lo sterzo. Non sarebbe sbagliato, in quanto un po’ più di feedback e fisicità non farebbero male.

     

    Ma la R.S.16 è davvero una sportiva pistaiola brillante in tutti i suoi aspetti. I sedili a guscio sono molto ben contenitivi, benché poi ci si ritrovi ad avere a che fare con un volante sottotono; ci vorrebbe quello della Trophy-R. Le Michelin Cup 2 assicurano tanto grip, ma non eliminano del tutto il sottosterzo; la velocità in ingresso va controllata fino alla corda per evitare di allargare troppo, ma è un’operazione gratificante grazie alla neutralità del telaio.

     

    La R.S.16 non sembra aggressiva come la Trophy-R quanto a sovrasterzo, ma rimane gestibile e dinamica, come dimostra il consumo degli pneumatici posteriori. Lo stesso vale nei veloci cambi di direzione, dove si riesce a mantenere una elevata velocità e saltando sui cordoli non si perde direzionalità. Il differenziale lavora bene, ma non abbastanza da poter affondare davvero uscendo dalle curve da seconda, dove la ruota interna fuma allegramente. Perlomeno non c’è quasi traccia di ritorno di coppia al volante, il motore è potente, la cambiata consistente e diretta.

     

    Sembra proprio un bel giocattolo per divertirsi in pista. Certo è facile che – sempre che veda la produzione, come dicevamo – costi parecchio più delle concorrenti Ford Focus RS, Volkswagen Golf R e Honda Civic Type R, o la Mini John Cooper Works Challenge, che sarebbe una diretta rivale.

     

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